Sembra arrivata una nuova pandemia, invece no, sono le Olimpiadi. Il clima è comunque festoso e pieno di turisti. Giovedì mattina ancora si poteva circolare e sono riuscita ad andare in colorificio a Brera in macchina ,ché avevo dei telai da intelaiare. Passando dal centro e dal Castello ho visto postazioni allegre appena montate, per lo svago di chi sarà qui nei prossimi giorni, ma anche strutture di sicurezza maggiori del solito.
In tutto ciò ha preso il via una serie di mostre di arte contemporanea di un certo peso come quella diffusa, dal titolo "Metafisica/Metafisiche", curata da Vincenzo Trione, che si sviluppa in vari luoghi della città tra cui Palazzo Reale (con opere di Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis e Giorgio Morandi), il Museo del Novecento, che analizza il rapporto tra Milano e la Metafisica, le Gallerie d’Italia, che ospitano un omaggio a Morandi attraverso le fotografie di Gianni Berengo Gardin, e Palazzo Citterio, la più particolare: un omaggio di William Kentridge, artista sudafricano che attraverso i suoi film d’animazione fatti da disegni a carboncino ha raccontato pezzi dolorosi della storia del suo Paese. Riguardo Giorgio Morandi, c'è un’installazione, nella Sala Stirling, che riflette, a quanto pare, sulla staticità, il silenzio e il senso del tempo nella sua opera. Vi saprò dire.
Intanto a Milano è un pullulare di piccole ed interessanti mostre sulla neve, per accompagnare i Giochi invernali. In particolare il Mudec propone una lettura poetica, scientifica e culturale della neve con una bella installazione di Chiharu Shiota, una nevicata di fili e fogli sospesi.
Apripista invece è stata la mostra curata da Alberto Mattia Martini, dal titolo "Fiòca - Racconto della neve" ("fiòca" può sia verbo che aggettivo e in lombardo ricorda all'istante il cadere della neve). È stata allestita al Castello di Belgioioso a Pavia e vi è anche una mia opera. È, nel complesso, una riflessione su cosa significhi dipingere la neve, cosa sia interrogare il limite stesso della rappresentazione, cioè il dare forma a ciò che dissolve la forma. Da cui, andando proprio per sottrazione, ci si arriva a domandare, come rappresentare l’invisibile? La neve diventa così materia dello sguardo e metafora del pensiero.
