Tecnosofia


Soft robots: spinta gentile al caregiving artificiale

Negli scorsi editoriali abbiamo discusso dello sviluppo di androidi avanzati pensati per interagire in modo sempre più sofisticato con l’essere umano: dalla cura alla sfera della sessualità, fino alla sostituzione dell’uomo in mansioni lavorative rischiose o usuranti. 

Sono realizzazioni tecnologicamente connesse tra loro – intelligenza artificiale, sensoristica, attuatori, materiali avanzati – ma accomunate anche da un costo elevato, la barriera oggi più significativa alla diffusione di massa e alla sostenibilità per i sistemi sanitari pubblici.

Accanto a questa frontiera “alta” della robotica, esiste però un ecosistema robotico meno spettacolare ma già operativo, quello dei soft robots. Non androidi né sostituti integrali del caregiver umano, ma dispositivi a bassa complessità, progettati per svolgere funzioni ben definite – calmare, stimolare, monitorare, ricordare – con costi compatibili con l’acquisto domestico o con l’adozione da parte di strutture socio-sanitarie.

Un primo esempio concreto è quello degli oggetti robotici calmanti per persone affette da Alzheimer o altre forme di demenza. Il cuscino robotico Somnox, che simula il respiro umano gonfiandosi e sgonfiandosi lentamente, è utilizzato anche in contesti clinici per ridurre ansia e agitazione: costa 600–700 euro, il che lo rende accessibile a famiglie e residenze assistite. Ancora più noto è il caso di Paro, la foca robotica sviluppata in Giappone, dotata di sensori tattili, microfoni e attuatori: reagisce al contatto, emette suoni, riconosce alcune interazioni e ha dimostrato benefici misurabili sul benessere emotivo e sulla socializzazione degli anziani. Costa tra i 5.000 e i 6.000 euro, ma è comunque ben presente in migliaia di RSA in Giappone, Europa e Nord America, ed è spesso acquistato da enti pubblici o sostenuto da fondazioni.

Un secondo filone riguarda i robot da compagnia e supporto cognitivo. Dispositivi come ElliQ, sviluppato negli Stati Uniti, o Pepper nelle sue configurazioni assistive leggere, sono progettati per vivere su un tavolo o in un angolo della casa: ricordano l’assunzione dei farmaci, propongono esercizi cognitivi, facilitano le videochiamate con familiari e operatori, segnalano anomalie comportamentali. In questi casi i costi variano indicativamente tra i 1.000 e i 3.000 euro per i modelli domestici, mentre soluzioni più evolute vengono adottate tramite contratti di servizio da parte di strutture sanitarie.

Dal punto di vista della penetrazione di mercato, il Giappone rappresenta il laboratorio più avanzato: oltre il 29% della popolazione ha più di 65 anni e il governo sostiene attivamente la robotica assistiva attraverso incentivi e programmi nazionali. Qui i soft robots sono già parte integrante di molte case di riposo. In Europa e in Italia l’adozione è più lenta e frammentata, spesso limitata a progetti pilota regionali o a iniziative private, ma la combinazione di invecchiamento demografico e carenza di personale assistenziale sta rapidamente cambiando lo scenario.

Dal punto di vista industriale, i soft robots svolgono una funzione strategica: creano volumi, abituano il mercato, raccolgono dati utili per progettarne di sempre migliori e costruiscono accettazione sociale. Nelle case, nelle RSA e nell’immaginario collettivo sono, in altre parole, il ponte commerciale e culturale tra l’assistenza tradizionale e futuri caregiver robotici complessi, oggi ancora troppo costosi.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.