IL Digitale


Se le batterie diventano commodity

Il prezzo delle batterie continua a diminuire, tanto per quelle classiche al litio che hanno raggiunto economie di scala impressionanti, quanto per quelle al sodio il cui componente principale è così diffuso da costare pochissimo. Tutto fa pensare che le batterie stiano diventando una commodity, alla stregua di sale e petrolio: quali sono le conseguenze e che ruolo ha il digitale?

Musk ne è convinto: nonostante abbia chiuso il 2025 con $3.6 miliardi di profitti dalle batterie (su un totale di $3.8 miliardi di Tesla), dice che le batterie sono la nuova commodity, da produrre e vendere come il pane. Lui ha già una fabbrica a Shanghai, dove ha beneficiato degli incentivi che il governo diede per l’industrializzazione di questo prodotto, ed ora ne aggiunge un’altra in Texas. In Cina gli incentivi si son dimostrati un boomerang: di fronte ad una capacità di 3.100 GWh di produzione, le aziende cinesi han prodotto solo per 1.900, perché il mercato non ha retto il ritmo. Tesla avvia la costruzione della nuova fabbrica di batterie a Houston, per non farsi mancare l’appoggio politico statale e federale, e sfuggire dai dazi, unico modo per abbassare ancora il prezzo delle pile.

Le batterie al litio hanno una vita di 15 anni e sono soggette al rischio di incendio, mentre quelle al sodio-cromo, come le Unigrid, vivono dieci anni più a lungo e non bruciano; una caratteristica vitale per le applicazioni al chiuso. Anche il fatto che si surriscaldino molto meno di quelle al litio, consente ai datacenter e fabbriche di risparmiare sull’enorme bolletta per il raffreddamento.

Le molte aziende automobilistiche occidentali, che rallentano sull’elettrico ma hanno già iniziato a produrre batterie, devono entrare nel mercato delle batterie stazionarie, quantomeno per arginare le perdite se non guadagnare come Tesla. Musk raddoppia, fermando la produzione dei due modelli più pregiati, per riconvertire le linee produttive a produrre il suo robot umanoide. Ad oggi non ha ancora venduto un singolo Optimus e tantomeno nessun taxi autonomo, ma ci dice convinto che il futuro sia un’abbondanza stupenda, fatta di milioni di auto e robot autonomi, tutti guidati dalla sua intelligenza artificiale, che gira ovviamente in un data center dove ha già messo 2.3GWh delle sue batterie. Prendiamo queste sue convinzioni con una badilata di sale grosso, ricordando che spesso, pur in ritardi, ci azzecca.

Dal punto di vista architetturale, la batteria consente di fare da polmone della rete, e mitigare quindi picchi e prezzi negativi a seconda della stagionalità e del carico richiesto. I software di previsione ed ottimizzazione, che ricevono i dati di consumo di tutti gli apparecchi collegati, rendono un ottimo servizio, tanto ai clienti quanto alle utility che non devono scalare la produzione delle loro centrali. Ad oggi gli esperti prevendono l’installazione di 137GW/445GWh di batterie stazionarie all’anno, da qui al 2030, con costi in continua diminuzione fino ai $75/kWh per il litio, dai $108 che erano nel 2024 e $149 nel 2023. Per il sodio si prevedono $45/kWh, veramente basso.

La batteria è quindi chiave per smussare i picchi ed il relativo prezzo dell’elettricità, mediando tra quanto disponibile dalla rete, quanto da rinnovabili come pannelli solari ed eolico, ed il consumo richiesto dalle diverse utenze. Contatori, sensori di temperatura e previsioni dell’utilizzo ci danno le variabili per ottimizzare in tempo reale la fonte migliore per il nostro consumo, e più grande è il polmone delle batterie, più ore reggono il carico, più riduciamo i prezzi dell’altra commodity in gioco, l’energia elettrica.

Mercato, Cina e Musk sembrano muoversi nella direzione di una batteria ancora più diffusa, a costi sempre inferiori, una commodity come tante altre che ben conosciamo. Questo abbassamento torna ad influenzare anche il mercato automobilistico, perché se il costo della batteria passa dal 40% al 16% di un veicolo, le EV saranno convenienti anche a livello di auto normale, non solo più nel segmento lusso. Ne vedremo delle belle.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
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