IL Digitale


Fabbriche buie

Atlas, il robot umanoide che Boston Dynamics ha presentato al CES nei giorni scorsi, facendo vedere come lavora nelle fabbriche americane Hyundai, ha scosso la platea. Ha 56 gradi di libertà, contando gli snodi che gli consentono di piegare e girare dita, mani, braccia, schiena, gambe, piedi e zucca, è alto un paio di metri, alza fino a 50Kg e pesa circa 90Kg; dopo quattro ore di lavoro deve ricaricarsi.

Se pensate che fino ad un paio d’anni fa l’equivalente pesava tre quintali, alzava un terzo del peso, era meno agile e la batteria gli dava poca autonomia, il progresso in termini robotici è notevole. A questo aggiungiamo che la zucca è dotata del Blackwell di NVIDIA, per una forte capacità di intelligenza artificiale, ed oltre a telecamere tutto attorno a lui, ha anche un lidar per evitare qualsiasi ostacolo mentre si muove.

Boston Dynamic non ci dice precisamente quanto costa Atlas, lasciandoci nell’intervallo tra mezzo ed un milione di dollari, che non sono pochi, ma quando fai parte di Hyundai e ne vendi quanti ne vuoi per le loro fabbriche, il problema commerciale non si pone. Nelle prime immagini lo vediamo che alza e sposta portiere, fiancate e cofani automobilistici, più velocemente di quanto farebbe un operaio che per quei pesi dovrebbe usare paranchi, pinze pneumatiche ed altri attrezzi. Atlas lavora senza problemi tra -20 e 40 gradi centigradi, andando quindi a sostituire facilmente tutti i lavoratori esposti a temperature estreme.

Oggi nel mondo abbiamo meno di cinque milioni di robot industriali, ovvero quelli classici che conoscete tutti, dai film di 007, quelli gialli di Fanuc, arancioni di Kika, o rossi di Comau, e tanti altri cinesi. L’adozione di questi robot si aggira sui 600.000 l’anno, ed il numero ridotto è dovuto al loro peso, costo, e specialmente al fatto che fanno benissimo solo un paio di cose, mentre gli umanoidi cercano di replicare la nostra flessibilità di movimento e destrezza.

Il campo dei robot umanoidi è in mano ad altre aziende, molto più pronte sullo sviluppo software ed intelligenza artificiale che sulla competenza elettromeccanica. Oltre a Boston Dynamics troviamo Tesla col suo Optimus, e poi ancora Figure AI, Agility Robotics, Beijing HRC, Agibot ed altri, per un totale di una quindicina di aziende che tra America, Cina, Svizzera stanno conquistando il mondo.

Le immagini che arrivano dalla Cina sono spettacolari: intere filiere di macchinari che producono vestiario in completa autonomia, senza un’anima in giro, in quelle che chiamiamo fabbriche buie, perché non serve più nemmeno la luce, mancando la gente. E se ascoltiamo le previsioni dei CEO interessati e dei tecnologi più sfegatati, a breve potremo comprarci l’umanoide per casa, al costo di un’utilitaria da $30.000, ovvero $10 al giorno o $0.4 all’ora.

Se ricordate Zafferano 225, esattamente 100 settimane fa, vi raccontavo dell’umanoide di Amazon, Digit, che però alzava solo 15Kg e che l’azienda voleva produrre a decine di migliaia. In due anni siamo arrivati a robot che hanno capacità quasi umane, e rischia di mettersi male per le nuove generazioni di operai, magazzinieri ed in generale lavoratori. A meno che, non possano comprarsi il loro umanoide e portarselo in fabbrica insieme a loro per un incremento di produttività, che la loro azienda gli riconosca.

Cosa fare? Per me, che vengo prima da Comau e poi dal distretto dell’automazione emiliana, il dispiacere è che l’Italia non regga il passo degli svizzeri, che soffra la mancanza di una politica industriale, e di vera corsa all’adozione massiccia. Abbiamo vere eccellenze, dall’Istituto Italiano di Tecnologia, ad Oversonic, a Generative Bionics che pure ha fatto molto bene al CES scorso, a tante altre aziende con idee e talenti importanti. Servono applicazioni pratiche, più rischio nell’adozione di questi robot, e torneremo al vertice del settore per riprendere le redini del controllo della tecnologia.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Silvia Andrea Russo (Cremona): passione per l'antichità, la letteratura, la recitazione, la musica, il canto e la scrittura
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.