Pur riconoscendo, in una prospettiva kantiana, che la dimensione del "dover essere" – l'ideale di giustizia e uguaglianza – è destinata, per natura, a rimanere un orizzonte e non un realistico punto di arrivo, la crescente "disgregazione valoriale" odierna rischia di annullare l'attitudine orientativa del precetto costituzionale. È la crisi del Costituzionalismo come modello di civile convivenza, intriso dei valori fondativi che diedero vita al Patto del 1948. Sebbene la struttura giuridica dello Stato si dimostri ancora "inaspettatamente fluida e vitale" ciò che vacilla è la fiducia della Comunità e dell'Apparato nei confronti del "compromesso costituente". La Costituzione, definita come il "documento fondamentale che segna il trionfo di un ideale" e un patto proiettato verso il futuro, appare oggi "scomporsi e incrinarsi" sotto l'influsso di forze globali e interne che mettono in discussione i pilastri della democrazia: l'uguaglianza sostanziale e politica, la cittadinanza inclusiva, il parlamentarismo equilibrato e l'apertura internazionale.
“Anche questo Secolo, specularmente a quanto avvenne agli inizi del Novecento, si apre con l’inquietudine di un ordine che è sempre meno tale ed evidenzia aspetti fortemente regressivi nella cultura costituzionale democratica e pluralista.” (Adriana Apostoli) Le nuove tensioni sono esacerbate da dinamiche globali inedite: l'accelerazione della globalizzazione, la mutazione degli scenari di potenza e l'integrazione europea. Ma la causa forse più corrosiva è l'assenza di un argine all'interazione tra le ideologie neoliberiste – il cui obiettivo implicito è la distruzione dei corpi intermedi – e le strategie populiste. Il risultato di questa combinazione è una società "pulviscolare", abitata da individui isolati, "privi di legame, privi di doveri" e che, con la loro "voracità egoistica", provocano dissoluzione. In questo contesto, anche gli stessi diritti fondamentali, anziché essere baluardo della persona, rischiano di trasformarsi, in un paradosso amaro, in "strumenti di potere" (Carmela Salazar, La Costituzione interpretata dalle parti sociali).
La crisi odierna si risolve, in termini pratici, nel divario tra l’"essere" della Repubblica (la realtà concreta) e il suo "dover essere" (gli ideali e le promesse costituzionali). Il "Dover Essere" è l'impegno solenne a realizzare l'Uguaglianza Sostanziale (Art. 3, comma 2), il Diritto al Lavoro (Art. 4), la Tutela della Salute (Art. 32) e i Doveri di Solidarietà (Art. 2); L'"Essere" è la realtà segnata da forti disparità economiche e sociali (divari Nord-Sud), mancata piena occupazione e precarietà diffusa. Anche il Diritto alla Salute non è garantito uniformemente, manifestando disuguaglianze regionali.
Questa distanza tra norma e realtà alimenta un "cupo pessimismo" nell'opinione pubblica circa la capacità della politica di mantenere fede alle promesse della Carta. La soluzione per far fronte a queste difficoltà risiede in un "ritorno consapevole e rigoroso" ai principi fondamentali dello Stato democratico di diritto. La Costituzione del '48 non è solo un testo di regole, ma una "bussola" normativa e valoriale. La chiave di volta è il principio dell'anteriorità delle libertà individuali rispetto allo Stato e al suo diritto, un concetto che affonda le radici nel giusnaturalismo e nell'Illuminismo. Le libertà fondamentali non sono una concessione del potere pubblico, ma il presupposto di legittimazione dello Stato e il limite invalicabile entro cui il potere, che è derivato e non onnipotente, deve operare.
Per rendere questo principio effettivo, è necessaria una tecnica giuridica innovativa che superi l'interpretazione formalistica e valuti ogni atto dello Stato in base al suo impatto sostanziale sulla tutela della dignità umana. La democrazia non si misura unicamente sulla struttura formale, ma sulla traduzione concreta dei principi costituzionali in pratiche politiche, sociali e giuridiche coerenti. È in gioco la continuità del progetto costituzionale. Il recupero dei principi fondativi della Costituzione del 1948 non è un esercizio di sola memoria, ma un "atto di responsabilità civile e politica". La sfida per la Repubblica resta quella di rendere effettiva la sua bussola valoriale, garantendo che libertà, uguaglianza e solidarietà non siano solo proclamati, ma concretamente assicurati.
