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"Madre". Edipo e Giocasta da Sofocle a Pasolini

“Non celebra un eden perduto, ma rappresenta un desiderio primario tanto scandaloso quanto autentico e totalizzante” . Con queste parole Massimo Fusillo commenta la rilettura cinematografica che Pasolini dà dell’Edipo Re di Sofocle. Erede dell’influenza della psicanalisi freudiana, nonché della personale matrice autobiografica pasoliniana, l’Edipo Re di Pasolini (1967) pone sotto la lente di ingrandimento la contraddittorietà di una duplice umana tensione verso la conoscenza obbligata e la nostalgia di un’innocente ignoranza. 

Seguendo un approccio profondamente antirazionale al mito, Pasolini lavora sulla fame di autenticità e di realtà, su quell’ umano e naturale bisogno di regressione primitiva che si traduce, psichicamente e simbolicamente, nel desiderio di ricongiungimento con il corpo materno. Da questo punto di partenza consegue un profondo dialogo con l’ipotesto greco, snellito e farcito di interpolazioni pasoliniane, un dialogo che porta Pasolini a prendere spesso le distanze dal capolavoro di Sofocle.

Uno dei punti di maggior distacco dalla tragedia riguarda proprio, come deducibile già dalla premessa necessariamente breve poc’anzi fatta, il maggior peso che Pasolini riconosce alla sfera privata e intima, soprattutto del rapporto tra Edipo e Giocasta. Se la dimensione sofoclea è, infatti, quella cittadina ed Edipo è prima di tutto un sovrano, in Pasolini emerge lo spazio domestico e la natura profondamente, semplicemente, umana di un Edipo che è soprattutto amante e figlio.

La centralità della figura di Giocasta e della relazione amorosa tra Edipo e la madre/moglie è resa cinematograficamente attraverso il ricorso a varie soluzioni, delle quali si fa menzione in questa sede. La natura fondante della figura materna e del suo rapporto con il figlio si manifesta in primo luogo nella struttura circolare del film, che si apre e si chiude sotto il segno del ricongiungimento con il corpo materno. All’inizio del film, in quel prologo che Pasolini antepone al recupero del materiale Sofocleo, assistiamo alla tenera scena di una madre e di un neonato sul prato, quello stesso prato simbolico-metaforico collocato nel finale, a sua volta reinterpretazione parziale dell’Edipo a Colono di Sofocle.

Altro strumento di affermazione dell’imprescindibilità del rapporto tra Edipo e Giocasta è la reiterazione scandita di scene di intimità durante la progressione della vicenda. L’ultima di queste rappresentazioni è posta, nel film, proprio immediatamente dopo la presa di coscienza, da parte di entrambi gli amanti, della verità. Questo passaggio registra uno degli apporti pasoliniani più innovativi all’originale materiale mitico e tragico. La celebre ῥῆσις (rèsis, discorso) di Edipo del secondo episodio sofocleo (vv. 771-833), ricostruzione dell’antefatto della vicenda e dell’uccisione di Laio, non è più tenuta dal re di Tebe nello spazio pubblico della città, bensì nella camera da letto, sul letto, mentre Edipo si avventa su una Giocasta che si dimena, si divincola, si oppone alla difficile verità che il figlio/marito sta affermando (1h22’21’’-1h24’29’’).

Recuperando e amplificando la caratterizzazione già sofoclea del personaggio di Giocasta, Pasolini fa della figura della donna l’incarnazione della volontà di non sapere, del rimosso, della regressione allo stadio dell’innocenza. Si concretizza, questa specifica peculiarità del personaggio, nella cospicua presenza, in questa scena, di forme intromissioni nell’eloquio di Edipo, di interruzioni e tentativi di interruzione. La ῥῆσις diviene, dunque, un dialogo-non dialogo caratterizzato da una duplice tensione verso il non sapere e il sapere, da un ritmo affannoso, violento, da voci che si accavallano e sporcano il recitato, da una volontà esercitata sia sul piano gnoseologico che su quello del’unione carnale.

Prova di ciò è l’esclamazione di Edipo con la quale si chiude il discorso del personaggio e si apre l’inquadratura sull’atto intimo, esclamazione riportata anche nel titolo di questa brevissima trattazione: “Madre”. Una sola parola, ma decisiva. Anche dopo essersi reso conto di essere il figlio di Giocasta, Edipo si congiunge a lei, affermando e confermando, così, la naturalità e la sacralità di un eros che è altro non è che la “nostalgia di una totalità perduta” .

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In questo numero hanno scritto:

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