Un luogo deputato a ricordarlo è il “David Bowie Centre” inaugurato nel settembre 2025 alla V&A East Storehouse di Londra. È un archivio permanente pieno di memorabilia (strumenti, partiture, testi, costumi e altro ancora) con oltre novantamila pezzi di cui centocinquanta strumenti musicali. Tra questi, uno di grande importanza per il Duca Bianco: il suo primo sassofono, regalo del padre nel Natale 1961. Il quindicenne David che sin da piccolo aveva mostrato interesse e attrazione per la musica, cominciò così a seguire lezioni di strumento studiando con Ronnie Ross, noto sassofonista jazz britannico.
Bowie imparò a suonare diversi altri strumenti, dimostrandosi molto versatile, ma il sax lo aveva davvero conquistato e il suono di quello strumento attraverserà le fasi della sua carriera, a cominciare dal 1962 quando David si unisce alla band The Konrads come sassofonista.
Segue l’album intitolato “David Bowie” (1967) in cui il sax contribuisce al suono ricercato dal musicista, anticipatore di quella che sarà la cifra costante del suo percorso, la contaminazione fra generi.
Lo strumento ha accompagnato i mutamenti stilistici dell’artista, adattandosi ai contesti jazz, glam, soul ed elettronici. Negli anni Bowie recupera il sax anche come strumento personale, suonato da lui stesso ad esempio in “Subterraneans” (1977) e in “Black tie white noise” (1993).
Il suono del sax è presente anche nell’ultimo album del Duca Bianco, “Blackstar” pubblicato l'8 gennaio 2016, nel giorno del sessantanovesimo compleanno dell’artista e due giorni prima della sua morte.
Il sassofono dunque come buon compagno di vita compresa quell’ultima avventura musicale in cui lo strumento costituisce il tratto distintivo della traccia “Lazarus”. Come ha ricordato il sassofonista della formazione, Donny McCaslin, per quel brano che sarà il suo congedo David “voleva che il sassofono avesse un ruolo preminente e così è stato”.
