Musica in parole


Primavera, Vivaldi al cinema

Col film “Primavera”, Damiano Michieletto porta sullo schermo la storia ispirata al romanzo “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa, in cui emerge una delle fasi più intense e decisive della vita di Antonio Vivaldi.

Ambientato nella Venezia del Settecento, il racconto si svolge negli anni in cui il musicista operava come insegnante di musica e compositore presso l’Ospedale della Pietà, orfanotrofio femminile della città lagunare.

Qui Vivaldi assunse l’incarico nel 1703, lo stesso anno in cui fu ordinato sacerdote. Dispensato dalla celebrazione della messa per le precarie condizioni di salute, il musicista - in difficoltà economica e in cerca di riconoscimento - lavorò alla Pietà, anche se non continuativamente, per circa quarant'anni (1703-1740).

In quel periodo nacquero molte sue famose pagine ma il perno del film è la vita presso l’Istituto, dove le ospiti più dotate musicalmente erano chiamate a formare una piccola orchestra; nella storia le prove, le esecuzioni e i momenti di studio si intrecciano con la nascita delle composizioni suggerendo un dialogo continuo tra la povera ordinarietà del quotidiano e l’intensa attività musicale del luogo. Particolarmente forte l’intesa artistica tra il compositore e la protagonista, la giovane musicista Cecilia.

Alla Pietà Vivaldi lasciò davvero il segno e anno dopo anno l’orchestra dell’Istituto diventò celebre, ammirata in tutta Europa. L’Ensemble si esibiva spesso e accompagnava le principali ricorrenze liturgiche attirando sempre più ascoltatori per i quali le musiciste suonavano restando però invisibili, nascoste dietro una grata, indossando la divisa rossa dell’orfanotrofio e con il volto coperto.

Il film racconta una storia collettiva, fatta di musica e voci femminili che trovano spazio in un’epoca che raramente glielo concedeva. In questo senso “Primavera” è una riflessione sul ruolo dell’arte come strumento di emancipazione e il titolo - evocato non solo come celebre pagina musicale ma come idea di rinascita - diventa metafora di un’energia vitale che attraversa la pellicola.

“Primavera” è anche l’occasione per evidenziare come sono nati i Conservatori che all’epoca non erano scuole di musica ma, come la Pietà, istituti d’accoglienza che “conservavano” cioè proteggevano, custodivano bambini poveri, abbandonati, orfani. La loro istruzione comprendeva l’insegnamento della musica, competenza all’epoca molto richiesta che via via divenne l’impegno principale.

Fu così che queste istituzioni si distinsero e divennero famose in tutta Europa per l’attività musicale dei giovani ospitati e luoghi come l’Ospedale della Pietà veneziano - grazie al talento giovanile e a Maestri come Vivaldi - furono riconosciuti come importanti scuole di musica contribuendo a far sì che col tempo il termine Conservatorio passasse a indicare le Scuole di alta formazione musicale.

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