Pensieri e pensatori in libertà


I problemi di Norimberga al cinema

Norimberga è l’ennesimo tentativo di rappresentare cinematograficamente il processo ai gerarchi nazisti avvenuto nel 1946. Il film pone questioni interessanti anche se poi non riesce a risolverle, mescolando piani e temi in maniera non sempre riuscita. Però, i temi ci sono.

Intanto, c’è la grande questione della legittimità e della necessità di un processo dei vincitori sui vinti. Il film sposa la linea secondo cui è necessario un tribunale che chiarisca che i nazisti non hanno semplicemente perso la guerra, ma hanno fatto qualcosa di oggettivamente sbagliato, per tutti e per sempre. È l’inizio di quel diritto internazionale contemporaneo che è così in crisi ai giorni nostri. Curiosa la reazione di Pio XII nel film che, prima di accettare, chiede perplesso al giudice americano la fonte dell’autorità di un tale diritto. “Sei forse Dio?”, chiede il Papa del film al giudice americano. È una buona domanda per ogni diritto ma in particolare per quello internazionale.

La seconda grande questione riguarda il tentativo di inchiodare i gerarchi nazisti alle loro responsabilità, evitando che si suicidino, che si aggrappino all’ignoranza della “soluzione finale” degli ebrei o al principio dell’obbedienza militare. Nel film e nella storia, alla fine, i vincitori riescono solo parzialmente nell’intento: trovano il modo di fare confessare a Göring, vice di Hitler, che avrebbe comunque approvato quella soluzione se presa da Hitler, secondo il principio che la sua appartenenza comportava il non avere una coscienza che non coincidesse con Hitler medesimo. È una celebre frase di Göring, spesso stigmatizzata da Ratzinger. Però, Göring poi si suicida, evitando lo spettacolo finale dell’esecuzione. E gli altri gerarchi nel film scompaiono quanto a questo tema così come le loro risposte non furono memorabili a Norimberga, rappresentando più quella che Arendt definirà la banalità del male che l’abisso di perversione e adesione ideologica.

Infine, la manovra del film è quella di umanizzare i nazisti. La trovo un’idea profonda perché solo umanizzandoli, solo uscendo dall’idea che fossero dei mostri di pazzia, si può davvero affrontare il problema con sensatezza ed evitarlo. Occorre capire quale sia il motivo per cui milioni di tedeschi li hanno sostenuti e ne hanno accettato ideologie e abusi psicologici, non demonizzarli. Il film prova a fare finalmente quest’operazione, raramente possibile nei film sulla seconda guerra mondiale, anche se recentemente provata nel film La zona di interesse (2023). Solo che qui, il regista perde il controllo. Russell Crowe che interpreta Göring è molto più bravo di tutti gli altri protagonisti e così ci ritroviamo con un Göring che è quasi un gigante umano, contrariamente alla verità dei fatti storici, e che domina tutti gli altri protagonisti. Il problema è che il regista perde le misure perché vuole arrivare a dire che il rischio attuale di nazismo è Trump e il movimento MAGA ma il fine gli rovina l’equilibrio narrativo e finisce con il presentare quasi l’opposto di ciò che intendeva fare. Il cattivo sembra più intelligente e affascinante dei poveri vincitori e delle loro ragioni e quindi il richiamo attuale perde di valore. Tutto ciò a conferma del fatto che le operazioni ideologiche sono sempre fuorvianti, in ogni senso e modo.

© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Silvia Andrea Russo (Cremona): passione per l'antichità, la letteratura, la recitazione, la musica, il canto e la scrittura
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.