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Trump verso il giro di boa

Mancano undici mesi alle elezioni di midterm, quelle dove il Presidente ha la possibilità di confermare il suo controllo del Congresso o diventare un’anitra zoppa, come chiamiamo l’inquilino della Casa Bianca alla mercé del partito di opposizione.

Trump è arrivato pronto all’inizio del mandato, aggressivo e per nulla conciliante: ha sparato Ordini Esecutivi a raffica, prendendosi notevoli licenze poetiche per sostenere che fosse in ballo la sicurezza del Paese. Come fai a dire che il Canada ci sta invadendo di droga? Come fai a dire che la Groenlandia è vitale per la nostra sicurezza, e peggio che mai, come puoi dire che le pale eoliche siano cruciali per la nostra difesa? Ma il Congresso a maggioranza repubblicana ha retto il gioco, tappandosi il naso per non incorrere nelle ire funeste del Presidente.

Il 2025 si chiude con sondaggi in calo rispetto all’inizio dell’anno, ma molto meno negativi di quanto media sensazionalisti o tifosi di Bruxelles vorrebbero farci credere. A seconda delle fonti, dicembre si chiude con un’approvazione tra il 37 ed il 47% ed una disapprovazione tra il 50 ed il 54%: su alcuni argomenti ha fatto particolarmente bene, su altri ha ritrattato le promesse elettorali, mentre sul costo della vita ha fatto malissimo, come Biden.

L’economia chiude il terzo trimestre 2025 con una crescita del 4.6%, spinta dalla spesa dei consumatori e dalle esportazioni, un risultato totalmente inatteso da chi prevedeva fuoco e fiamme a causa delle sanzioni. Il mercato del lavoro patisce nella produzione ed in agricoltura, ma costruzioni, sanità e tutte le energie tirano bene, ed anche il settore tecnologico regge, nonostante centinaia di migliaia di licenziamenti imputati falsamente all’intelligenza artificiale.

Quello che soffre è il costo della vita, perché l’inflazione non si ferma e le aziende stritolano i loro clienti, specie su abitazioni, alimentari, bollette, sanità e cura dell’infanzia. Questo peggioramento, per fortuna di Trump, è tanto peggiore nelle città a guida democratica, rispetto alle grandi praterie e zone rurali dove ha la maggior parte dei suoi elettori. Quando sei a New York, San Francisco e Chicago, e vivi sulla tua pelle il calo di qualità  dei servizi mentre bollette, tasse sulla casa e costi salgono senza sosta, giustamente te la prendi in primis con Sindaco e Governatore, solo dopo col Presidente.

La borsa chiude il 2025 con guadagni importanti, come pure oro ed argento, e Trump si porta a casa anche una vagonata di miliardi di investimenti esteri: per forza, in un contesto di maggiore instabilità geopolitica chi vuoi che continui ad investire nei paesi in via di sviluppo? Le FED fa cassa, ed il Presidente gongola. Ma chi gode è il 10% più ricco del paese. che controlla il 93% della borsa, e guadagna pure su oro ed argento: nulla da festeggiare per chi non mette un piatto in tavola per i figli.

Trump vuole chiudere i due conflitti internazionali di Ucraina e Palestina, ma tra furti alle petroliere venezuelane, e gli $11 miliardi di armi spedite a Taiwan, non rassicura gli americani sulle sue intenzioni pacifiste. Ci aveva promesso un taglio di $70 miliardi del budget della difesa a favore di spese per l’infanzia e la sanità: s’è rimangiato la promessa, e noi dobbiamo mettere mano al portafoglio, con servizi sempre più cari.

I prossimi mesi sono vitali per le midterm: o Trump trova il modo di incidere sul costo della vita, o riesce a distrarci dall’argomento più caro al Paese, altrimenti diventa un’anitra zoppa.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.