Pensieri e pensatori in libertà


Leoni e verità

In un importante discorso al corpo diplomatico accreditato, il Papa, il quattordicesimo dei Leoni, ha puntato l’attenzione su un problema, si direbbe, filosofico, come radice dei problemi mondiali. Ci sono guerre e violenze dappertutto, spesso costellate di stragi di civili. Lo spirito dei tempi sembra correre anche troppo velocemente verso una guerra globale e non più a pezzi. Leone prova a invocare pace e, per farlo, a ridare un po’ di credito al diritto internazionale e al multilateralismo, ossia alle decisioni prese collegialmente tra tanti Paesi. 

Lo fa senza enfasi ideologica e consapevole della debolezza delle istituzioni internazionali e della fallibilità di tale diritto, spesso usato come maschera della forza, che ora sembra essere tornata un argomento, senza maschere.

Solo che il Papa osserva che, per dialogare tra tante parti, occorre capirsi, ed è qui che il discorso diventa filosofico e più interessante. “Tuttavia, per dialogare occorre intendersi sulle parole e sui concetti che esse rappresentano. Riscoprire il significato delle parole è forse una delle prime sfide del nostro tempo”. Il problema della pace è che è inutile parlare quando non c’è legame tra parola e verità. Se la parola non è legata alla verità delle cose, dice il Papa citando un curioso passo del suo Agostino, si sta più volentieri con un cane che con un altro essere umano. Come del resto, si può osservare molto spesso girando per le città e ancor più per i luoghi di vacanza.

È un richiamo al realismo che ha due corni. Il primo è che il realismo non vuol dire soltanto che ci sono cose, valori e concetti reali a prescindere da ciò che si pensa e si dice, ma piuttosto che c’è un legame intrinseco e forte tra questi concetti universali, la conoscenza e la parola. Per questo non posso dire quel che mi pare e, tantomeno, posso usare parole false per fini che ritengo giusti. Le parole sono espressioni del vero e, se le uso senza questa consapevolezza e responsabilità, diventano armi violente a servizio di volontà arbitrarie e progetti di potere.

E qui ovviamente, c’è il secondo corno del tema: che cos’è la verità? Quid est veritas? Vir qui adest, rispondeva con un gioco linguistico il medesimo Agostino, riferendosi a Gesù, uomo-dio. Più laicamente, ciò significa che non c’è verità senza la totalità dei fattori, per dirla con Vasilij Grossman, autore agnostico, “una verità tosata o potata, un pezzo di verità, non è verità”. Il male del nominalismo, l’opposto del realismo, è il considerare vera una connessione arbitraria tra fatti parziali e permettere così qualsiasi tipo di interpretazione e narrazione.

Così succede nell’infinita violenza e menzogna che alberga nel nostro mondo dai leoni da tastiera, incapaci di dialogo coraggioso e personale, fino agli inviati delle relazioni internazionali, così deboli in questo momento: pensando che le parole siano scollegate da ogni verità, o collegabili a piacere al progetto che si vorrebbe affermare, le si usa come armi di parte, cioè ideologiche. Nulla di buono può seguire da tutto questo, e l’invito a deporre le armi di questa concezione nominalista, prima di quelle di metallo, è molto più importante di quanto sembri.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Silvia Andrea Russo (Cremona): passione per l'antichità, la letteratura, la recitazione, la musica, il canto e la scrittura
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.