Il lutto per Verdi si espresse in un rito collettivo di memoria e appartenenza. Arturo Toscanini diresse orchestra e coro che intonò, insieme alla folla immensa il celeberrimo “Va’, pensiero” dall’opera verdiana “Nabucco”.
Giuseppe Verdi se ne era andato dopo il successo della sua ultima opera lirica, “Falstaff” (1893) e dopo il ritorno alla composizione di musica sacra: un ultimo interesse per i temi sacri, affrontati da un compositore che in una lettera all’editore Ricordi si era dichiarato “un po’ ateo”.
Verdi si potrebbe definire un non credente inquieto, attentissimo ai grandi temi della spiritualità e intenzionato a interrogarsi sull’esistenza di Dio.
I “Quattro pezzi sacri” per coro, scritti tra il 1889 e il 1897, rappresentano un momento profondo dell’ultima stagione creativa di Giuseppe Verdi perché si tratta di musica intima e sperimentale insieme; non un ciclo concepito come unitario ma quattro composizioni autonome - Ave Maria, Stabat Mater, Laudi alla Vergine Maria e Te Deum - accomunate solo in seguito sotto un unico titolo.
Il 7 aprile del 1898 i Pezzi sacri (tranne l’Ave Maria) furono eseguiti per la prima volta all'Opéra di Parigi; la prima esecuzione italiana avvenne il 26 maggio a Torino, diretta da Toscanini che l’anno dopo diresse i brani alla Scala.
A proposito del “Te Deum”, al termine di un concerto in Vaticano Papa Benedetto XVI, profondo cultore di musica, rimarcò “il grido ripetuto dal soprano e dal coro “In te, Domine speravi” con cui si chiude il brano; quasi una richiesta dello stesso Verdi di avere speranza e luce nell’ultimo tratto della vita”.
