È esattamente quello che ho provato quando, Alice Tavoni del Museo della Grafica di Pisa, al secondo piano di Palazzo Lanfranchi, sede del museo, ha tirato su lo scuro di una finestra, e ho avuto un’apparizione. L’Arno mi era davanti, ed era un vero spettacolo, una vista incredibile. Ero arrivata il giorno prima, per montare una mostra per il Giorno della Memoria, affannata per il grande lavoro di questi giorni, avevo visto l’Arno dalla strada, ma ero entrata in modo assai milanese “abbastanza di corsa” nel museo, certamente per il poco tempo a disposizione, ma non ero riuscita a soffermarmi sulla bellezza dei palazzi, sul colore del fiume, il lungarno.
Ero infatti scesa dal treno portandomi appresso tutto il materiale, le carte di Muselmann, che il CISE, il Centro Interdipartimentale di Studi Ebraici “M.Luzzati” dell’Università di Pisa, nei suoi due promotori Serena Grazzini e Riccardo Abram Correggia, ha aiutato a farci esporre a Palazzo Lanfranchi appunto, il Museo della Grafica. Il palazzo è stupendo: sorto da un nucleo di case-torri, infatti i piani salendo svettano in altezza aprendosi alla luce, erette tra il 1100 e il 1300, e prende il nome dalla famiglia che lo ha abitato dal 1539, i Lanfranchi una casata appartenente all’aristocrazia pisana. L’aspetto esterno è come oggi, mentre l’interno ancora ha dei dettagli medioevali bellissimi, è stato infatti ristrutturato in modo minimalista e conservativo, rispettoso dei vecchi ambienti, negli anni ’80 dall’architetto Massimo Carmassi. Siamo stati fortunati perché la giornata era soleggiata, cosicché ci hanno portato sulla terrazza più in alto, con una eccezionale vista della città, del fiume e dei tetti.
Il riscontro sulla mostra, grazie al coinvolgimento di tutti, è stato ottimo e “Muselmann. Omaggio ad Aldo Carpi”, una sorta di mosaico di carte della stessa misura in bianco e nero, che fu presentata in questa versione al Memoriale della Shoah nel 2023sta resistendo al tempo. Anche perché, più che una mostra la sento come un vero e proprio progetto artistico che ha coinvolto altri artisti e gli studenti di Brera, meditando sui pensieri del Carpi artista e internato nel campo di Gusen, e portando alla luce un sentimento di resilienza tipico di coloro, che anche in condizioni difficilissime, provano comunque a fare un buon lavoro, una buona arte. La restituzione di tutti i 70 partecipanti è unica nel suo genere, un’opera polifonica tra l’arte contemporanea, in tutte le sue declinazioni, e la memoria.
