Vita d'artista


Propaganda

Riflettevo qualche giorno fa, con Vittoria Coen, critica d’arte e curatrice di alcune mie mostre, di come gli studenti siano diversi anche solo rispetto a pochi anni fa.

Entrambe abbiamo iniziato ad insegnare, dopo tanta professione, da una decina d’anni. Quello che abbiamo rilevato è che molti studenti, a parte tanta impreparazione (ma questo non è per forza colpa loro), hanno poco il senso dell’impegno, poca voglia di muoversi, ad esempio per andare a vedere una mostra. Se c’è poi da prendere un treno, anche no. Spesso hanno poca voglia di socializzare. Ovviamente questa è una generalizzazione, perché le eccezioni non mancano, ma forse anche il coronavirus in piena adolescenza non ha aiutato. Detto questo, la risposta al tema della mostra di quest’anno per il Giorno della Memoria da me progettato a Brera, sulla propaganda, è paradossalmente stato di grande qualità.

E' stato di certo un evento molto impegnativo, un po' perché l'attenzione dell'istituzione era tutta concentrata sul suo 250.mo anniversario, un po’ perché la tensione "politica" in questi casi si sente, ed è inutile negarlo. Studenti e docenti sono sempre incerti sul da farsi, se non sfuggenti. In questo senso è forse il caso di aprire un’ampia riflessione sul Giorno della Memoria, su come è stato impostato fino ad oggi, visto che troppa esposizione mediatica è forse più un danno che un aiuto. Soprattutto per una minoranza etnica che è da sempre perseguitata, prima perché era senza uno Stato, poi perché lo ha avuto. Per essere lo 0,2 % della popolazione mondiale, è una minoranza davvero troppo in vista. Gli ebrei, tra l'altro, hanno il loro Yom Hashoah, il giorno commemorativo dell’Olocausto, dal 1959, come ricorrenza.

In tutto questo panorama un po’ difficile, molti studenti che hanno collaborato alla mostra “Propaganda” hanno dato delle risposte a questo tema (per certi versi inquietante) in maniera davvero, oltreché variegata, di spessore. Sono molto contenta di loro, della loro profondità, del loro comprendere in modo chiaro una dimensione mediatica di costante e perdurante semplificazione, forse perché ci sono immersi fino al collo. Focalizzando l’attenzione sul tema, ha preso vita una dimensione critica che spero fortemente si mantenga nel tempo. Magari gli artisti son degli eccentrici, ma non sono mai superficiali, e alla fine è venuta fuori proprio una bella mostra al Passante ferroviario di Porta Venezia a Milano, che le persone comuni possono vedere, anche solo di passaggio, dalla parete di vetro, durante l’orario di apertura della metro: è arte pubblica. Per approfondire l’argomento potete leggere il bell’articolo di Daniel Reichel che trovate qui.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.