IL Digitale


Pompa la bolla

Nel 2025 le aziende dell’intelligenza artificiale hanno licenziato centinaia di migliaia di persone con la scusa che grazie alla nuova tecnologia diventavano più produttive. La realtà è ovviamente diversa: nel corso degli anni, e specialmente con la pausa Covid e lavoro da casa, le multinazionali avevano assunto senza limiti, pagando stipendi importanti, tanto i loro margini consentivano grandi profitti. 

Adesso che gli investimenti per costruire datacenter mastodontici, GPU avanzate, e modelli IA con miliardi di parametri bruciano centinaia di miliardi di dollari, queste aziende vanno in affanno. Se prima c’erano dieci programmatori che tra una partita di calcetto ed una spremuta tropicale producevano codice, oggi ne rimangono un paio che devono lavorare come matti, a testa bassa.

Ora il mercato ha compreso questa bugia: è evidente a tutti che i veri ritorni economici provenienti da IA sono minimi se paragonati agli investimenti, mentre il taglio del personale non può proseguire oltre. Servono nuovi ricavi, nuovi modi di monetizzare, di pompare la bolla in modo che regga il gioco dei CEO con la felpa. Per adesso due trend sono in particolare spolvero: da un lato rubare contenuto agli autori e rivenderlo sotto forma di token, dall’altro il rinnovato interesse per le cripto ed i flussi finanziari paralleli.

Gli LLM come ChatGPT, Claude, Gemini e compagnia hanno continuato a succhiare ogni tipo di contenuto presente su internet, dalle enciclopedie, ai testi universitari, ai romanzi, ai blog di cibo, economia e turismo. Questo materiale è ovviamente protetto, alcune volte con copyright, altre con watermark, ma in generale con il diritto di autore che vuole si riconosca il merito, e la pecunia, a chi sviluppa un concetto, algoritmo, articolo, e lo pubblica.

Molti autori hanno portato in tribunale le magnifiche sette, vincendo ed ottenendo anche rimborsi importanti, come il recente $1.5 miliardi che Anthropic ha pagato per aver piratato sette milioni di libri per allenare il suo ranocchio elettronico. Vi sembrano tanti? Da un lato la cifra è mancia per l’azienda in questione, dall’altro son $215 a libro: tu autore hai lavorato mesi, tra ricerche, confronti, bozze, correzioni, ed alla fine hai un indennizzo misero.

Il danno per l’autore peggiora con l’uso degli LLM per la ricerca di informazioni: quando oggi chiedete a ChatGPT o compagni come fare le lasagne, come lenire una contrattura, cosa succede in Ucraina, o cosa visitare in una giornata a Firenze, lui vi spara un bel riassunto di tutte le fonti disponibili, senza evidenziarle. Di conseguenza tu cuoco, fisioterapeuta, giornalista, guida turistica non ricevi più i click e le interazioni dai clienti, e perdi una fonte di reddito che per alcuni è importante.

Peggio ancora, per fare in modo di essere citato dal ranocchio elettronico devi cambiare il tuo modo di scrivere, violentando il tuo stile e la ragione stessa del tuo successo. Chi volesse approfondire, legga qui, ma il succo è presto detto: le magnifiche sette tolgono il piatto di tavola di milioni di autori, e non è una bella cosa, né in termini economici né in termini di controllo e censura di cosa viene pubblicato.

Quando su X invito ad aiutare gli autori, i blogger e giornalisti indipendenti come Roberto Iannuzzi, è perché nella nostra difesa del sacrosanto diritto di poter dire e sentire qualsiasi cosa, dalla più bella alla più ripugnante, credo che stia a tutti noi proteggere chi pensa con la propria zucca, difendendoli da pochi ricchi che vogliono solo il controllo.

Il secondo modo di pompare la bolla viene dalla aziende cripto, che consentono ai clienti di commerciare al di fuori di ogni confine e controllo, creando mercati paralleli e derivati rispetto a quelli ufficiali. Vediamo Binance ed OKX che tornano ad offrire azioni americane, mentre aziende come Kraken e Bitget hanno già raccolto $915 milioni in pochi mesi di trattative. Questa è una cifra irrisoria rispetto alle migliaia di miliardi che passano dalla borsa ufficiale, ed i $12 milioni di token Tesla sono minuscoli se paragonati ai $29 miliardi di azioni Tesla scambiati lo stesso giorno, ma come abbiamo visto con le aziende di stablecoin, quando poi il mercato scala il valore economico diventa importante. Ricordo che Tether vale $500 miliardi, tanto quanto OpenAI.

Nel 2021 la Germania vietò a Binance di trattare token di azioni, mentre l’America ancora oggi tentenna nel vietare decisamente questo prodotto digitale, e non è un caso: gli stablecoin hanno portato centinaia di miliardi di investimenti esteri in dollari, per la goduria di Fed e Trump.

Le crypto consentono transazioni anonime, come pure segreti restano i personaggi coinvolti: questo spalanca la strada all’insider trading e manipolazioni di mercato che, come abbiamo visto con politici come Nancy Pelosi e Trump, possono determinare il successo o fallimento di aziende intere con un click. Per le piattaforme il piatto è molto ricco: una percentuale sul transato ed un abbonamento non si negano a nessuno, e la bolla continua, mentre loro aumentano il loro grado di controllo.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.