Notizie dagli USA


Tanti auguri, America

Dal 4 luglio 1776, con la Dichiarazione d’Indipendenza ad oggi, quest’anno l’America spegne 250 candeline: avrà il fiato per farlo? La rivoluzione ed il distacco dall’Inghilterra iniziano qui a Boston, dove gli buttiamo il tè a mare, ribellandoci alle tasse ed al colonialismo inglesi. 

È una coincidenza karmatica che dopo tanto tempo Trump scherzi sul fatto che una barca a vela arrivata sul continente 500 anni fa non dia il diritto ad un Paese come la Danimarca di accampare titoli su quel lastrone di ghiaccio che è la Groenlandia.

Le sue battute di questi giorni hanno imbizzarrito i rapporti con l’altra sponda dell’oceano, che sembra combattuta tra ricercare una maggiore indipendenza e non saper come fare, schiacciata tra una Russia combattiva ed una Cina esportatrice a valanga.

Io faccio parte di quei 39 milioni di immigrati legali, nello specifico quei 25 milioni che hanno voluto diventare americani, per libera scelta personale, e più volte la settimana rispondo alle domande: ma come fate a dire queste cose? Avete le pigne in testa per eleggere un Presidente così? Come fai tu a stare in quel postaccio dove vi sparate tutti i giorni, rapite i bimbi messicani, mangiate da far schifo e spendete un patrimonio in farmaci?

Domande per alcuni versi difficili, specialmente quando devo ricordare che Trump è l’espressione della democrazia quasi diretta dei collegi elettorali, quando spiego che lo scempio immondo del vedere agenti federali che arrestano due bimbi perché i genitori sono tra gli 11 milioni di immigrati illegali, è un qualcosa voluto dalla maggioranza, non il capriccio di un vecchio immobiliarista. Ancora oggi, nonostante il costo della vita abbia abbattuto il consenso generale del Presidente, sul tema dell’immigrazione dal Sudamerica gode del 50% del supporto popolare, nonostante immagini raccapriccianti degli arresti e dei manifestanti feriti gravemente se non uccisi.

E come spiegare il modo in cui Trump s’è mosso tra i conflitti ucraino e palestinese, addirittura aprendone altri con il Venezuela e quasi quasi la Groenlandia? Come interpretare il suo progetto di rendere Gaza un resort turistico pieno di palme e kebab? Anche qui sarebbe un errore pensare che lui da solo sia vecchio e matto, e che alla prossima tornata avremo un Presidente cherubino. Che rubino, quello si. Ricordiamoci sempre dei 16.000 lobbisti che a Washingtono donano $5 miliardi l’anno ai politici del Congresso, non perdiamo d’occhio politici che dal palco fan grandi promesse, per poi sempre fallire nell’adozione di questa o quella legge che veramente aiuterebbe il popolo.

Ma l’America è un esperimento continuo di democrazia, perché di fronte agli agenti federali che arrestano i pupetti, a Minneapolis son scesi in piazza in 50.000, a temperature polari. Hanno protestato retate che non perseguono più i veri criminali pericolosi, ma poveracci che hanno infranto la legge in un modo che non giustifica la repressione che stanno vivendo. Gli americani sono quei dieci colleghi di ufficio che in poche ore a Portland raccolgono $18.000 per pagare la cauzione ad uno di loro arrestato illegalmente; gente che in cinque minuti ha donato $1.800 a testa, e potrei continuare con esempi che riempirebbero centinaia di pagine.

Nel corso dei 250 anni l’America è cresciuta tra conflitti accesi, anche violenti come la guerra civile, ma mantenendo un’ipotesi di fondo che la prossima generazione sarà migliore, che comunque tutti lavorano per un progresso e per la risoluzione dei problemi. In alcune fasi ha pensato solo a sé stessa, isolandosi dal mondo, in altre ha esagerato all’opposto, facendo il poliziotto non richiesto del mondo. L’importanza ed il significato di questi 250 anni sta tutta qui: non serve una celebrazione del passato, quanto una chiamata al popolo, a tutti gli americani, perché riflettano su quei valori condivisi di libertà, eguaglianza, lavoro duro, innovazione, rispetto della diversità e della legge. Bisogna essere veramente ottimisti per crederci, ma è proprio la forza per spegnere le 250 candeline.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.