Pensieri e pensatori in libertà


Un’università piccola e del sud

Lunedì 26 gennaio, giorno di San Timoteo, giovane discepolo prediletto di S. Paolo le cui ossa si trovano a Termoli, Molise, ho smesso di essere un professore dell’Università del Molise per aggregarmi a quella di Bologna, Alma Mater di tutte le università.

Avendo studiato a Torino, Roma e Indiana (US), ho passato venti anni molto interessanti in una piccola università del Sud, in costruzione e in crescita. L’Università di Bologna ha quasi 1000 anni, Padova 800, Torino 600. L’Università del Molise neanche 45. Inutile dire che per crescere ci vuole tempo e le classifiche, per quel che valgono (poco), dovrebbero rendersene conto, inserendo delle variabili di incremento. Ma è proprio la gioventù dell’istituzione a essere stata la parte migliore.

A metà degli anni 2000 l’Università del Molise era ancora in costruzione edile e aveva cominciato ad aumentare i corsi (all’epoca, più o meno, una decina; oggi sono una quarantina), radunando giovani professori di ogni parte d’Italia che, per un motivo o un altro, non sarebbero mai entrati nelle università ZTL dove avevano studiato. In genere, si trattava di persone originali, spesso con posizioni culturali o politiche o sociali non da mainstream, o con caratteri difficili, ma con determinazione ad appartenere al mondo accademico. Inoltre, trovandosi quasi sempre in condizioni di pendolari a Campobasso, facevano di necessità virtù, trovandosi la sera a mangiare insieme, generando facilmente discorsi e discussioni interessanti. Il vantaggio delle università piccole è che ci si conosce tutti e, dunque, se si hanno delle idee, è facile realizzarle perché la burocrazia, piaga delle organizzazioni statali e parastatali, può essere ridotta a zero, o quasi. Quando si vuole, s’intende.

L’altro vantaggio dell’università piccola è stato quello di partecipare al governo dell’istituzione, di vedere – in piccolo – la macchina dall’alto: le ricerche più disparate in ogni campo, le capacità sorprendenti di singoli che sono protagonisti di progetti internazionali importanti, le fatiche, i successi, gli insuccessi del rapporto con le istituzioni nazionali e regionali – magari in momenti drammatici, come quelli del covid – la creazione di progetti didattici che danno opportunità a decine e, talvolta, a centinaia di persone. Soprattutto, la gioia delle famiglie che festeggiano il primo laureato della loro storia. Spesso le università di periferia hanno ancora questo ruolo di socializzazione universitaria.

E poi, ovviamente, il Sud. Del Sud si è scritto tutto e spesso si trovano osservazioni vere come luoghi comuni falsi. Dopo venti anni mi sono convinto che in Italia le differenze negli abiti di azione dipendono più dall’opposizione sociale città-campagna, centro-periferia, che da quella geografica nord-sud. Ma c’è un momento in cui il Sud vuol dire qualcosa di geografico. È il vento che fa molto. Quando soffia lo scirocco, il vento di sud-est caldo e umido, i bordi delle cose si confondono, la mente si ottunde e tutto diventa vago, come quando si è bevuto troppo alcol, e con lo stesso misto di piacere e stanchezza. Oppure, quando il grecale, il vento di nord-est, spazza via l’umidità e i colori estivi diventano così forti, elettrici, sgargianti, contrastanti che si viene invasi dalla presenza delle cose e da una scarica di attesa e adrenalina che è simile solo a quella che vi prende quando siete in città come New York. Andate alle isole Tremiti d’estate: è tutto “troppo”, è tutto “altro”, è tutta forza dell’essere, estasi. Così “troppo” da includere perfino le contraddizioni. Allora sì che il Sud geografico vuol dire qualcosa e che riempie di stupore.

Sono stati venti anni bellissimi. Adesso andiamo nella ZTL. Vi racconterò le differenze.


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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.