Tecnosofia


Chi paga quando sbaglia il robot?

Il dibattito è già acceso nel settore automotive: con l’avvento delle auto a guida autonoma la responsabilità degli incidenti tende a spostarsi dal conducente al produttore e, in particolare, ai progettisti dei sistemi e agli sviluppatori degli algoritmi. Aziende come Tesla, Waymo o Mercedes-Benz stanno sperimentando diversi livelli di automazione (SAE 3 e oltre), e in alcuni ordinamenti – dalla Germania alla California – si stanno già delineando cornici normative che attribuiscono al costruttore la responsabilità quando il sistema è attivo.

Secondo McKinsey, il mercato globale della guida autonoma potrebbe valere tra i 300 e i 400 miliardi di dollari entro il 2035. Parallelamente, Swiss Re stima che con l’aumento dell’automazione la frequenza dei sinistri potrebbe ridursi fino al 20-30%, ma con un aumento del costo medio per evento, perché la componente software e sensoristica rende i veicoli più costosi da riparare. Meno incidenti, ma più complessi da attribuire.

Questo schema – responsabilità verso chi progetta e integra – è destinato a estendersi ben oltre le auto. Si pensi ai robot badanti domestici di cui ci stiamo occupando da alcune settimane: macchine dotate di intelligenza artificiale e sistemi meccatronici, chiamate ad assistere anziani e fragili in ambienti imprevedibili, pieni di variabili non standardizzabili. Diversamente da una linea produttiva o da un’autostrada, l’appartamento di un ottantenne è un ecosistema caotico: tappeti, animali domestici, farmaci, scale, emozioni, suppellettili.

Secondo la Federazione Internazionale di Robotica (IFR), nel 2023 erano attivi nel mondo oltre 3,9 milioni di robot industriali; il segmento dei robot di servizio – inclusi quelli per assistenza personale – è tra i più dinamici e cresce a doppia cifra annua. In Giappone, paese con oltre il 29% della popolazione sopra i 65 anni, il governo sostiene attivamente l’adozione di robot per l’assistenza domiciliare per compensare la carenza di caregiver umani.

Ma qui la questione assicurativa si complica. Se un robot solleva male un paziente e provoca una frattura, chi risponde? Il produttore dell’hardware? Lo sviluppatore del modulo di visione artificiale? L’azienda che ha aggiornato il software via cloud? O il familiare che non ha installato l’ultima patch?

Per garantire affidabilità in contesti così poco controllabili, i robot domestici dovranno essere ridondanti: sensori multipli, sistemi di arresto d’emergenza, diagnostica continua, validazioni cliniche. La sicurezza funzionale, già normata in ambito industriale (ISO 10218) e automotive (ISO 26262), dovrà essere adattata al contesto domestico. Ogni livello aggiuntivo di sicurezza comporta costi: hardware duplicato, certificazioni, test, assicurazioni di responsabilità civile prodotto.

Il rischio è un paradosso sociale. Le società europee invecchiano rapidamente – in Italia gli over 65 sono circa il 24% della popolazione – e il fabbisogno di assistenza crescerà. Ma se la responsabilità legale e assicurativa graverà in modo esteso sui produttori, questi trasferiranno i costi sul prezzo finale. Robot più sicuri, ma anche più costosi, dunque meno accessibili proprio a chi ne avrebbe maggiore bisogno. La vera sfida non è solo tecnologica, ma giuridica ed economica. Occorrerà ripensare il concetto di responsabilità nell’era delle macchine autonome, forse attraverso modelli assicurativi ibridi, fondi di compensazione o schemi no-fault simili a quelli sanitari.


© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.