Vita d'artista


Zip

“Il pittore contemporaneo non si occupa dei propri sentimenti o del mistero della propria personalità, ma della penetrazione nel mistero del mondo."


Barnett Newman

Di recente ho rivisto delle opere di Newman e devo ammettere che finalmente le capisco: non intendo una comprensione razionale, è come se mi si fosse tolto un velo e le vedessi per la prima volta, ne avvertissi l’essenza profonda. Quando feci i miei primi viaggi a New York e visitai il Moma, quasi non le guardai, e rimasi abbagliata non tanto da Jacson Pollok, che invece sui libri sembrava più potente, quanto da Mark Rothko. Quando entrai nella sala a lui dedicata, rimasi folgorata. Viceversa dagli altri componenti della Scuola di New York o quello che viene definito Espressionismo astratto, fui poco attratta. Qualche volta mi è capitato, nel corso del tempo, di cambiare idea su un artista, forse perché si cambia modo di vedere.

La verità è che Barnett Newman in tutti gli anni ‘50 fu largamente ignorato: il suo Color Field Painting, più contemplativo e spirituale, appariva meno drammatico dell’Action Painting, era forse di minor di impatto. Benché apprezzato e difeso dal critico statunitense Clement Greenberg, che lo considerava un precursore cruciale e un artista "molto importante e originale", lodandone la radicalità formale che, a suo parere, superava persino l'espressionismo astratto più gestuale, rimase comunque fuori dall’establishment artistico. Nonostante il supporto critico, tra i due però esistevano divergenze di vedute: Greenberg tendeva a una lettura puramente formalista e ottica dell'arte, mentre Newman attribuiva alle sue opere e ai celebri zip (le linee verticali), una fortissima risonanza spirituale, mitica ed esistenziale che andava ben oltre la semplice superficie pittorica. 

Fu però proprio Greemberg a organizzare una sua fondamentale mostra personale presso la galleria French & Company di New York, offrendo anche l'occasione a una nuova generazione di giovani artisti (come Donald Judd, Frank Stella e Carl Andre) di scoprire e amare la sua pittura. Era nato un nuovo mondo artistico, che spostava il baricentro in modo definitivo da Parigi alla Grande Mela, in cui una nuova generazione di artisti condivideva il desiderio di una libertà espressiva totale ed individuale: il rifiuto della prospettiva rinascimentale, la tela priva di illusioni di profondità, l’All-over , cioè l’opera senza un centro definito e i formati monumentali che immergevano lo spettatore, erano le sue caratteristiche principali. Vi invito a guardare qui una foto degli “Irascibili” (1951), con Barnett Newman al centro, Mark Rothko alla sua destra e Theodoros Stamos alla sua sinistra, sopra Jacson Pollock.

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