Vita d'artista


La rissa dei ciechi

“Sono andato ad una mostra d’arte, allestita qui da noi, e in tale occasione mi sono imbattuto in un dipinto di Breughel, raffigurante una scena di orbi, di cui si stenterebbe a immaginare una più carica di significato, sorpresa, malinconia, pensiero”.

Robert Walser

Di recente mi è capitato tra le mani Ritratti di pittori di Robert Walser (1878-1956) e oltre ad apprezzare l’eleganza dei sonetti, articoli, scritti su opere dalla Venere di Tiziano al Ritorno del figliol prodigo di Rembrandt, dal Bosco di faggi di Hodler a Olympia di Manet, si percepisce una vera ma deliziosa eccentricità. Ci sono improvvise illuminazioni che si condensano in poche righe fulminanti: ironia, grazia e poesia ci conducono in mondi paralleli, seguendo il dettaglio di un quadro, o di un colore. Walser offre in modo leggero un’interrogazione sul uomo e sul suo destino, mai retorica, ma anche riflessioni sul senso dell’arte, o meglio sulla sua essenza, nel costante invito a non fermarsi al primo sguardo, ma ad indagare ed immaginare, andare oltre. 

Nel mentre della lettura mi ha colpito l’analisi di un quadro di Brueghel La rissa dei ciechi che non conoscevo, non è un’opera famosa. Sono andata ad indagare. È la replica del disegno originale di Pieter Brueghel il Vecchio e come per molti altri soggetti paterni, Pieter Brueghel il Giovane e la sua bottega ne realizzarono delle versioni su tavola a olio (una delle tracce/versioni d'archivio più note è storicamente legata ai cataloghi del Kustmuseum di Basilea). L’atmosfera è caotica: al centro della scena si vede un gruppo di mendicanti non vedenti impegnati in un corpo a corpo furioso. Si colpiscono selvaggiamente usando i loro stessi bastoni da passeggio come clave. I personaggi si strattonano, volano cappelli, ci sono ciotole dell'elemosina rovesciate a terra, e i volti sono deformati da smorfie di rabbia grottesche. La cecità toglie loro ogni coordinazione, rendendo i colpi casuali e la zuffa ancora più disordinata.

Sarà perché casualmente mentre leggevo queste righe venivo avvertita dei gravi fatti a Milano, e i video mostravano giovani intenti caoticamente a spaccare tutto e magari rubare un paio di scarpe di marca, ho trovato ahimè il parallelo calzante. Potevano essere tranquillamente quei ciechi, che lasciandosi dominare dalla rabbia perdono la ragione, e finiscono per colpire alla cieca appunto, distruggendo se stessi e i propri simili. Riprende Walser: “Qui siamo di fronte a una tragicommedia d’alto livello, ed è possibile che il quadro degli orbi fosse quello di maggior effetto dell’intera mostra. E orbi in un certo senso lo siamo tutti, tutti, benché dotati di occhi per vedere”.

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