Vita d'artista


Fiesta

Avrei voluto raccontarvi della mostra che ho visto di Luciano Fabro all’Hangar Bicocca a Milano, cosa che farò a breve, ma questa mattina vedendo l’immagine di una vecchia pubblicità della Fiesta, la merendina della Ferrero, con il calciatore Sandro Mazzola (e i suoi mitici baffetti) che faceva da testimonial, ho fatto un tuffo nella mia infanzia.

Le pubblicità delle merendine Ferrero (soprattutto sulle pagine dei fumetti come Topolino o il Corriere dei Piccoli) contenevano i famosi "Consigli di Mazzola da ritagliare". Si trattava di veri e propri inserti educativi e sportivi in cui Sandro Mazzola insegnava i segreti del calcio ai più piccoli. Erano tutti numerati e dotati di un bordo tratteggiato con la scritta "Tagliare lungo il tratteggio" proprio per spingere i bambini a collezionarli in un quaderno. Pur essendo una femmina, seguivo anche gli interessi di mio fratello, e insieme ritagliavamo e incollavamo gli inserti sui quaderni.

La passione del ritaglio si spostò alle schede di premi. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 fu l’epoca d’oro delle raccolte punti cartacei. Ricordo la grande novità delle macine, i biscotti del Mulino Bianco, della Barilla in questo caso, e dato che la mattina facevo colazione con questi biscotti inzuppati nel tè con il latte, ricordo la perseveranza della mia raccolta … appena finiva una scatola ritagliavo il rettangolino sul retro della confezione e infine, dopo molta tenacia, ricevetti via posta l’iconica ciotola bianca con il mulino stampato in marrone. Fu un momento di grande orgoglio e felicità. Benché i mitici Oraieba, i pasticcini di frolla a base di burro chiarificato della nonna Fortunée , non li battesse nessuno, era pur vero che l’industria alimentare era molto gradita, soprattutto alle mamme che lavoravano, e che tempo per fare i biscotti o le torte ce n’era poco. Ma soprattutto credo vi fosse una grande fiducia nel futuro e nel progresso e che anche i dolci e le merendine industriali ne erano degli esempi. 

Nel gioco del ritaglio presero parte anche le pastine, sempre della Barilla, che con le fiabe scritte sul retro della scatola intrattenevano i bambini prima della cena. Era un momento bellissimo, quando la mamma mi leggeva e poi io da sola, le grandi fiabe classiche. Alle volte, una volta finita la scatola (credo si chiami strategia di marketing), bisognava cercare al supermarket l’episodio successivo, e così per proseguire la storia dovevi comprare altre stelline, tempestine o quadretti, pur di sapere come andava i finire. C'era una vera e propria magia nel collezionismo di allora: la scatola non era solo un contenitore, ma un pezzetto di un libro di racconti che si costruiva settimana dopo settimana, spesa dopo spesa.

Ancora oggi ritaglio, nella mia pratica artistica, e insegno a farlo anche ai miei studenti e devo dire che nel loro mondo digitale, questa pratica, il collage, fatta con la carta, è la più gradita.

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In questo numero hanno scritto:

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Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.