Ebbene ormai annualmente abbiamo un passaggio fisso a Trieste, forse anche più di uno. È una città affascinante e anche po’ riservata, con i suoi palazzi bianchi, le grandi piazze, il lungo mare borghese, il Molo Audace, che si incunea nel mare, come se non bastasse l’orizzonte indefinito ma costante, che si ha da ogni angolo della città. Il Salone degli Incanti. Ricordo una mostra di grande interesse che vedemmo proprio lì, in quella bella architettura piena di vetrate e luce, che si intitolava “Il mare dell’intimità” e aveva come soggetto proprio il Mare Adriatico, con la vista su quello stesso mare. Tratteggiava attraverso l’archeologia marina, una storia eccezionale di scambi commerciali e culturali dell’Adriatico, attraverso i reperti rinvenuti, relitti di epoca romana, statue in bronzo. Era come se avessi l‘avessi scoperto per la prima volta, quel mare e i suoi commerci, o il grande porto.
Trieste è la città sul mare più a nord del Mediterraneo, alle volte pare conforme alle altre coste, alle volte ha dei cieli cupi come quelli del Baltico e lo stesso mare scuro, ombroso. Ogni volta che arriviamo, pensando ad un passaggio veloce, pare che il tempo non basti mai. Sarà perché passeggiare in quelle belle vie del Borgo Teresiano, lungo il Canal Grande, è piacevole, sarà perché le stesse vie furono solcate da Joyce, Svevo o Stendhal, sarà perché per caso poi girando incappi nella libreria di Umberto Saba. Quella storia mitteleuropea ti appare in tutta la sua forza ed eleganza, ma anche nel suo spirito morale: un porto franco dell’anima, crocevia di culture differenti. Un’eleganza che si esprime anche in una cucina eccellente, equilibrata, borghese appunto, in cui il pesce è protagonista, e i vini del Carso, che oltre a ricordare i luoghi della Prima Guerra Mondiale, raccontano di una città sospesa tra due mondi, come suggerisce Claudio Magris. Vini straordinari ma difficili, al tempo stesso.
E così ci perdiamo tra librerie con spirito d’antan, piene zeppe di cose, di libri introvabili, perché i triestini sono grandi lettori e conservano, o i negozi di bric a brac, dove puoi trovare oggetti incredibili, testimonianze di un tempo che fu, un tempo austroungarico, letteralmente un’altra stagione d’Italia. Così come la sosta al Caffè Tommaseo, di fronte alla sua lunga lista di Spritz, vanto della città, o al Caffè degli Specchi, con i suoi interni ottocenteschi rossi e oro, che affacciandosi sul salotto di Piazza dell’Unità di Italia, ancora oggi, come ci è accaduto l’ultima volta, si può assistere alla cerimonia dell’ammainabandiera per il giuramento dei cadetti della Polizia di Stato. Un altro mondo.
