In America 3 mamme ogni milione di parti ammazzano il pargolo, per un totale di circa 1100-1200 omicidi l’anno: il 72% di queste soffre di disordini mentali, emersi o peggiorati dopo il parto. Nel 68% dei casi l’omicidio segue stress come divorzio, lutti o licenziamenti, mentre nel 52% dei casi il compagno è violento.
Lindsay non rientra appieno in queste casistiche: era apprezzata al lavoro pagato bene, ha un marito rimastole affianco anche in tribunale, e grazie al suo mestiere era seguita da colleghi ed amici di lunga data. Ma, e qua viene il bello, tra tutti gli psicologi, psichiatri ed altri specialisti che l’han curata, è stata riempita di almeno 13 medicinali diversi che le hanno causato una serie di scompensi mentali, insonnia e problemi fisici. Mentre la depressione post-parto è comune, in lei è peggiorata fino alla psicosi. La difesa sostiene che non era in grado di intendere e di volere, dev’essere messa in un ospedale; l’accusa ribatte: dire di aver sentito voci incitarla solo durante l’uccisione dei tre figli è troppo comodo per giustificare che non sapesse cosa stava facendo.
Immaginate di essere uno dei dodici giurati: vedete tutte le foto macabre, leggete gli effetti collaterali di tutti i medicinali e la sua storia clinica, non avete dubbi che lei è l’assassina: che fate? In questo mese di udienze centinaia di donne vestite di rosa hanno manifestato per lei, di fronte al tribunale ed in centro a Boston influenzando l’opinione pubblica e forse anche i giurati. Come facciamo a sapere se Lindsay mente, o se veramente era completamente fuori di testa nel momento degli omicidi? E se fosse proprio malata, come possiamo metterla in prigione fino alla fine dei suoi giorni?
La politica come al solito va a nozze, usando questo dramma per insultarsi a vicenda, sprecando prezioso ossigeno invece di star muta. Ancora una volta serve distinguere tra legge, logica e morale.
La legge vacilla, in primis perché in America non abbiamo il reato di infanticidio, che esiste altrove e che prevede proprio questo caso, dove la mamma sbarella di testa e finisce per farsi e fare del male ai pupi. Da noi esiste solo l’omicidio e non distinguiamo tra neonaticidio, infanticidio o altre forme di uccisione dell’appena (o quasi) nato, e manca quindi la possibilità di trattare un reato minore. Lindsay non poteva nemmeno essere accusata di omicidio colposo, perché è lei che ha tirato il collo ai bambini, intenzionalmente. La legge inoltre inciampa sulle diagnosi delle malattie mentali: seguendo lo standard americano DSM non troviamo la psicosi post-natale, solo la depressione, mentre la World Health Organization definisce chiaramente la differenza tra le due malattie. Quale riferimento scientifico usare in giudizio? Non possiamo aprire un dibattito medico in tribunale, ma se la legge non delinea bene il contorno della malattia, siamo punto a capo.
La morale è bandiera di battaglia delle due fazioni: da un lato chi vede tre omicidi e la madre peggiore del mondo, che decide di compiere il male estremo, e merita di esser chiusa in carcere fino alla fine. Lindsay è pure cattolica, dicono: andrà all’inferno. Dall’altro chi vede un’ostetrica che si rende conto di cosa le sta succedendo, chiede aiuto, fa tutto il possibile per farsi curare per mesi, ma viene riempita di psicofarmaci come se non ci fosse un domani, fino a perdere il controllo delle proprie azioni. Come fai a condannare una donna malata? Come fai a non capire il suo dramma? Non sei Dio, infinitamente misericordioso, ed il giudizio morale non ti compete.
Infine la logica, la più in bilico, che ha tenuto la giuria inchiodata una settimana intera prima di arrivare al verdetto finale senza riuscire ad esprimere un giudizio unanime: mistraial, tutto da rifare. Era il risultato che speravo, che trovo logico e personalmente anche giusto. Ogni tanto nella vita è corretto dubitare e non saper cosa fare. Mancando il reato di infanticidio alla giuria toccava rispondere ad una domanda precisa: esiste un ragionevole dubbio che fosse malata? Per 11 di loro sì, per il dodicesimo no: tra un mese riparte un altro giro di giostra.
