Vita d'artista


Case Museo

“Bramo assai, poco spero e nulla chiedo”.

Torquato Tasso

Interessanti le quattro Case Museo di Milano, che aldilà del doppio cognome che le accomuna, ti fanno sentire orgoglioso di una certa cultura milanese, fiera di se stessa e delle sue scelte. Iniziamo col Museo Bagatti Valsecchi dove, nella camera personale color verde in stile neo-rinascimentale lombardo, sul grande caminetto vi è iscritta in alto la citazione del Tasso. Una casa che è frutto della passione dei due fratelli, Fausto e Giuseppe, che alla fine dell’Ottocento decisero di ristrutturare la dimora di famiglia arricchendola di una collezione di opere d’arte e manufatti antichi e particolari, ma vollero anche realizzare un suggestivo allestimento per la loro raccolta, così da creare una dimora ispirata alle abitazioni del Cinquecento lombardo. E’ la prima a cui penso, perché ho visitato di recente delle mostre d’arte contemporanea al suo interno di grande pregio.

La più conosciuta è però sicuramente il Museo Poldi Pezzoli un vero gioiello nel cuore di Milano, accanto al Teatro alla Scala, che possiede una collezione unica, voluta dal conte Gian Giacomo Poldi Pezzoli nel 1871 ed è ricchissima di oggetti rari, dalle armi ai dipinti. Fervente patriota, sostiene i moti risorgimentali e dopo le repressioni austriache viene esiliato, riparando a Lugano. Dopo un lungo peregrinare in Svizzera, Francia e Inghilterra, dove ha occasione di conoscere il grande collezionismo internazionale, torna a Milano e avvia il suo progetto di collezione italiana e della realizzazione della Casa Museo. Di pari passo con la collezione, il conte si occupa dell’allestimento del suo appartamento, aiutato da Giuseppe Bertini e Luigi Scrosati, dando vita ad una sequenza di ambienti ispirati a diversi stili del passato, preziosi contenitori delle opere d’arte collezionate. Anche di recente Arnaldo Pomodoro ha realizzato un moderno allestimento per la Sala delle Armi. 

Il Museo Casa Boschi di Stefano invece, donata al comune di Milano nel 2003, ha tra gli ambienti famigliari una straordinaria testimonianza della storia dell’arte italiana del XX secolo, comprendente pitture, sculture e disegni, dal primo decennio del Novecento alla fine degli anni Sessanta. Infine la straordinaria Villa Necchi Campiglio, che immersa in un ampio giardino privato con piscina e campo da tennis nel centro di Milano, viene completata nel 1935. Il progetto è dell’architetto Piero Portaluppi, su incarico della famiglia Necchi Campiglio, membri della ricca ed elegante borghesia industriale della Milano anni Trenta. La villa, donata al Fai, ospita le collezioni di opere d’arte del primo Novecento di Claudia Gian Ferrari, storica gallerista milanese, ma anche dipinti e arti decorative del XVIII secolo e quella di opere su carta della prima metà del Novecento di Guido Sforni.  

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In questo numero hanno scritto:

Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Giulio Paci (Pistoia): scrittore, poeta, saggista. Laureato In Scienze Filosofiche.
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.