Non più il responsabile acquisti che confronta fornitori, ma due software che discutono prezzo, tempi e garanzie in pochi secondi.
Non è fantascienza. Anthropic ha già costruito un piccolo mercato sperimentale nel quale 69 agenti Claude hanno rappresentato altrettante persone, pubblicando offerte, contrattando e chiudendo 186 transazioni reali per oltre 4.000 dollari. Il dato più interessante è un altro: gli agenti basati sul modello più potente ottenevano risultati migliori di quelli più deboli, ma i proprietari di questi ultimi spesso non si accorgevano dello svantaggio. Anche nel campo della capacità di negoziare, dunque, l’IA rischia di diventare una nuova forma di disuguaglianza.
Nel frattempo Visa ha già effettuato in Europa acquisti reali nei quali agenti di IA hanno cercato prodotti, li hanno scelti e avviato il pagamento entro i limiti stabiliti dal titolare della carta. Mastercard sta invece costruendo pagamenti “machine-to-machine”, persino micro-transazioni di pochi centesimi. Sta nascendo un’economia nella quale una quota crescente degli scambi potrebbe avvenire tra macchine che rappresentano persone e imprese.
I vantaggi sono evidenti. Il mio agente potrebbe cercare ogni mattina la tariffa energetica migliore, spostare i miei risparmi dove rendono di più, rinegoziare assicurazioni e abbonamenti, oppure, in una PMI, acquistare materie prime quando prezzo e tempi di consegna diventano favorevoli. Nessun essere umano avrebbe tempo di controllare continuamente migliaia di alternative.
Ma chi negozia davvero per me? Se l’agente appartiene alla stessa piattaforma che vende pubblicità, servizi finanziari o prodotti, il conflitto di interessi è dietro l’angolo. Potrebbe conoscere il prezzo massimo che sono disposto a pagare, la mia fretta, il reddito, le paure, perfino quanto facilmente cedo. Un venditore non ha mai avuto davanti un cliente così trasparente.
Per questo l’alleato digitale che immagino dovrebbe appartenere alla persona, custodirne localmente i dati e ricevere un mandato esplicito: cosa può comprare, quanto può spendere, quali informazioni può rivelare, quando deve fermarsi e chiedere. Una procura digitale, insomma, revocabile in ogni momento. E ogni transazione dovrebbe lasciare una traccia comprensibile: non soltanto che cosa ha deciso, ma nell’interesse di chi.
C’è poi un problema collettivo. Se milioni di agenti ottimizzassero simultaneamente la stessa variabile, potrebbero spostare in pochi minuti enormi quantità di denaro o domanda da un’impresa a un’altra. Mercati oggi relativamente lenti potrebbero diventare nervosi quanto quelli finanziari. L’efficienza assoluta non coincide necessariamente con la stabilità e questo è già oggetto di discussione tra economisti e operatori.
Per secoli il mercato è stato un luogo nel quale persone negoziavano con persone. Domani potrebbe essere popolato soprattutto dai loro alleati digitali. Non sarà necessariamente un male: forse otterremo prezzi migliori e perderemo meno tempo. Ma dovremo pretendere una risposta chiarissima a una domanda elementare: quando il mio agente incontra il tuo, da che parte sta davvero?
