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Problemi cinesi di coscienza

Xi’an era una delle capitali della Cina già nell’anno 1000 a.C., quando a Roma i colli erano spogli. Verso il 200 a.C. Quin Shihuang conquistò e unificò i regni indipendenti più grandi, inaugurando il concetto di Cina come lo abbiamo più o meno in mente oggi in Occidente. Oltre che per l’inaugurazione di un impero stabile organizzato burocraticamente, l’imperatore è famoso per avere iniziato la costruzione della Grande Muraglia e per l’incredibile vicenda dei cosiddetti “guerrieri di Terracotta”. 

È un’armata intera di terracotta, a grandezza naturale, con tutti i gradi, dal generale al soldato semplice passando per cavalieri, arcieri, carristi. Ciascuno è fissato nella sua posizione da battaglia. Per ora ne hanno estratti 8000, ma gli studiosi stimano che ce ne siano sepolti il triplo. L’imperatore li aveva fatti costruire e seppellire intorno alla sua tomba, con l’idea che anche nel regno dei morti servisse un’armata per difendersi e che, in qualche modo, quei guerrieri avrebbero attraversato il tempo per combattere nell’eterno. È un’idea affascinante, unica persino nel vasto mondo delle credenze religiose. Muti, ora, vi guardano i guerrieri, che il tempo ha privato delle armi e dei carri, fatti di materiali deperibili, fissati in gesti che non hanno più significato, mentre una schiera di compagni sembra sbriciolata alle loro spalle. È un’armata disfatta. Non sono riusciti a superare la barriera del tempo oppure hanno incontrato un’armata più forte della loro? 

Così, Xi’an è forse il luogo giusto per parlare di coscienza e di coscienze, come facciamo nel “V workshop internazionale di ermeneutica e tecnologia”. Sarà la vicinanza dell’armata e dell'inevitabile questione umana che essa pone, ma qui la maggior parte degli interventi riguarda la storia della coscienza delle macchine. Arriveremo a un’Intelligenza Artificiale Generale (AGI)? Ed essa, a quel punto, avrà una coscienza? Che cosa vuol dire allora “coscienza”? Spesso avete trovato risposte ragionevoli in merito negli articoli di Zafferano.news. In realtà, fa notare lo studioso cinese Ma Dalin, siamo abbastanza lontani da AGI per tutta una serie di criteri che per ora AI non raggiunge. Altri studiosi, però, più avventurosi o avventati, dicono che ormai la questione non si pone più perché AI ha già una forma propria di ragionamento e si tratta di capire che cosa pensa tra sé e sé, magari guardando alle sue allucinazioni come a sogni o opere d’arte, senza più badare alla relazione con gli umani. Qualcuno – siamo come sempre in un dipartimento di marxismo – propone l’idea che AI verifichi finalmente il materialismo, facendo capire che la coscienza umana non è nient’altro che una sovrastruttura: AI non ha una coscienza perché non ce l’abbiamo nemmeno noi.

Temo che, se la si concepisce così, la vicenda finisca in una disfatta generale, come quella dell’armata. Ci sono cose, come l’abduzione, cioè il ragionamento creativo e ipotetico, come l’impegno normativo con ciò che si dice, come l’embodiment in un corpo umano che semplicemente la macchina non può superare. Certo, non è questo il problema di tutti i normali utilizzatori, che devono solo capire come vivere l’era dell’adattamento all’AI e, in modo ancora più interessante, forse anche capire che cosa dice di noi stessi la vita con l’AI. Il sogno dell’AI generale, però, ritorna – gira un documentario al riguardo molto interessante (The AI doc) – come un’ossessione che, in fondo, cerca l’immortalità, come l’armata che doveva superare il tempo. 

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

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Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.