Qualche studente lavora con l’IA per orientarsi velocemente su delle immagini che crede essere un po’ diverse dalle altre e poi le dipinge su tela. La maggior parte delle volte sono immagini un po’ standard, perché fino a prova contraria, l’input che viene dato alla macchina è tutto, ovvero, come si formulano le domande. Se le domande sono banali le risposte sono banali, e ovviamente anche le immagini che vengono proposte. Credono di avere accorciato la strada, alle volte forse sì, ma la questione non è quella, l’arte visiva non è solo narrazione ma contenuto, forma, stile.
Alcuni amici artisti le usano in modo più capace, sostanzialmente mescolando i generi ed i periodi, più per una boutade instagrammatica che altro, ma alla fine continuano ad essere narrazione, o meglio illustrazione di un’idea, che spesso nulla a che fare con il mistero dell’arte, piuttosto con quello della politica.
Troppo legate al momento, muoiono presto, anche se affascinanti, oltreché trendy. Se infatti dici che lavori con l’IA susciti subito curiosità, anche se poi magari il risultato è scadente. Se un artista non lavora per il presente ma per l’eternità non ha bisogno di rivolgersi a nessuna macchina, perché ciò che cerca è quel mistero sottile, quella dimensione metafisica anche se così profondamente umana, che deriva unicamente dal suo sforzo e dalla sua gioia di vivere.
