L’automazione è il mio settore, diverso dall’informatica tradizionale perché privo di megawatt di energia, database complessi e teraflop di calcolatori, e specialmente di tempo: tutto deve risolversi in pochi millisecondi. Immaginate di essere alla guida, ascoltando musica e parlando col passeggero: non pensate a come sterzate il volante, a quanta pressione mettete sul pedale, al cambio di corsia, all’insulto che gridate al pirla che vi taglia la strada. Lo fate automaticamente, senza pensarci, facendo altro: è questa velocità di processazione del dato che vi salva la carrozzeria e la vita. Se doveste pensare a quanto sterzare o frenare, andreste a sbattere. Quando la nostra zucca pensa a qualcosa, come il ricordo della guida che vi ho appena chiesto, il cervello impiega circa 240 millisecondi (ms) per dare il risultato, che equivalgono a 6.5 metri di strada.
Ovvio che non potete permettervi di pensare troppo profondamente al volante. Al contrario, quando i nostri occhi colgono uno stimolo, il cervello si allerta in 13ms, l’equivalente di 30cm alla guida, un margine molto più sicuro. Il nostro corpo dal punto di vista ingegneristico è qualcosa di inarrivabile se paragonato ai robot più moderni: il cervello processa stimoli in centinaia di millisecondi, la spina dorsale sui 20ms, la reazione di un nostro arto si esprime in microsecondi. La vostra pressione sul pedale dell’acceleratore sembra scontata, ma è cosa sofisticata e difficile per un robot. In passato abbiamo costruito macchine pesanti, costose, e capaci di fare bene un’attività specifica: dalle prese di magazzino, alla saldatura, alla mietitura, all’impacchettatrice che prepara migliaia di blister o di bottiglie all’ora.
Erano, e sono ancora, perfettamente idiote: perfette per ripetere un movimento milioni di volte accuratamente, ma assolutamente incapaci a gestire errori o fare altro. Adesso, con gli LLM ed i nuovi agenti IA, possiamo dare capacità di ragionamento al ranocchio elettronico, che così riesce a fare molte più cose di prima e districarsi da solo tra gli errori possibili. Resta tonterello, per ora: basti pensare agli anni e milioni di miglia necessarie per imparare a guidare, quando un ragazzino apprende in tre mesi e qualche migliaio di km; o piuttosto alle sei ore per riconoscere un oggetto in modo sufficientemente accurato da poterlo prendere e spostare senza danni. Ma il progresso, dato dalla maggior capacità di calcolo, dalla miglior densità delle batterie, dai materiali più leggeri e flessibili, da GPU e connessioni in grado di reggere latenze di micro e millisecondi, accelera con rapidità esponenziale: il robot inizia a svegliarsi. Oggi ho visto un cane robotico, che costa come un cucciolo di razza, con espressioni, pelo e movimenti molto simili a quelli di un cucciolo in carne ed ossa.
Ovviamente non perde peli (peraltro anallergici), non sbava in giro, e non lo dovete portare a fare i bisogni la notte: lo usate solo per fare le coccole o tenervi caldo, o passeggiare al parco se proprio avete voglia. Questo cane elettronico riesce anche a fare la guardia, abbaiare per allertarvi, chiamarvi su internet ed altro ancora, ma il suo scopo principale è farvi compagnia, come un labrador o bassotto qualsiasi. Il cucciolo si ricorda di voi, delle esigenze vostre e degli altri famigliari, e vi aiuta nel socializzare con amici, parenti, vicini. Rispetto al robot infermiere che abbiamo visto nella cura dei pazienti anziani giapponesi dopo il covid, che aveva un’interfaccia grafica simpatica ma era chiaramente una macchina, quello di oggi è un quasi-cane.
Se già i vecchietti giapponesi si affezionavano all’infermiere di latta, figuriamoci a questo, che per fortuna ha le fattezze di un cane, e non di un bambino. Già: l’azienda produttrice avrebbe potuto usare la stessa tecnologia, gli stessi principi, il silicone al posto del pelo, due occhi di vetro, ed oggi avremmo un Pinocchio credibile. In questo momento non potrebbe comportarsi come un bimbo di 6-7 anni, sarebbe mentalmente limitato, ma comunque simile ad un bambino vero. Vedremo se il futuro del robot umanoide sarà distopico: immaginate un bipede fatto di tessuti molli, meccanismi ed alimentazione ottimizzati, dotato di capacità d’espressione emozionale molto vicina alla nostra, abile nei ragionamenti più complessi, mentre cammina e si muove insieme a noi.
Quasi Frankenstein, ma molto più subdolo, perché sarà carino e simpatico, e saprà fregarvi. Non sto parlando di un futuro lontano, uno o due anni potrebbero bastare: l’immaginazione è in azione, e la fantasia non ha limiti. Possiamo immaginare un anziano, vedovo e senza amici o parenti vicini, a spasso col robocane o ai giardinetti col roboPinocchio. Vi piacerebbe star soli con una macchina tanto finta?
