Musica in parole


John Coltrane, il suono che continua a viaggiare

“Blue Train” arriva nel 1957 come un convoglio lanciato verso il futuro. È il disco - si può ascoltare qui - con cui il giovane John Coltrane mette a fuoco una voce già potente e inquieta, che lascia trasparire la ricerca destinata a portarlo a rivoluzionare il jazz. 

È da qui che si può ripartire nel 2026, anno del centenario della nascita dell’artista. Con COLTRANE100, la Coltrane Estate celebra un musicista che, a un secolo dalla nascita e quasi sessant’anni dalla morte, continua ad occupare un posto di assoluto rilievo nella cultura musicale del Novecento. 

Coltrane non fu soltanto un virtuoso del sassofono. Fu un musicista animato da una tensione continua verso ciò che poteva esistere oltre la tecnica. Ogni album sembra segnare una nuova partenza, ogni assolo una domanda ancora aperta. Dal bebop al jazz modale, fino alle esperienze più radicali degli ultimi anni, il suo percorso racconta l’inquietudine di un musicista che non si accontentava mai di ciò che aveva già raggiunto. Nelle sue mani il sax diventa sempre più uno strumento di esplorazione e in alcuni momenti, quasi una forma di preghiera.

Il centenario offre oggi nuove occasioni di ascolto. Il programma di COLTRANE100, che si sviluppa lungo tutto il 2026 tra concerti, tour speciali e materiali d’archivio, comprende anche la pubblicazione integrale - attesa per questo mese, in coincidenza con il compleanno di Coltrane il 23 settembre - delle Tiberi Tapes, registrazioni dal vivo, private e realizzate dal musicista Frank Tiberi tra il 1961 e il 1965, rimaste per decenni fuori dalla discografia ufficiale. 

Si può constatare così che Coltrane continua a parlare al presente; non solo perché la sua musica ha influenzato generazioni di jazzisti, ma perché conserva intatta la domanda che attraversa tutta la sua opera: fino a dove può spingersi la musica quando l’artista decide di non smettere di cercare?

La vera attualità di Coltrane sta proprio qui: nel riscoprire il suo rifiuto di fermarsi. “Blue Train” era già un viaggio. A distanza di decenni, quel treno continua a correre.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
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Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.