È l’occasione per riscoprire l’ultimo capitolo della sua produzione, quello in cui il grande compositore sembra aver scritto più per i musicisti del Novecento che per i suoi contemporanei. Le opere estreme degli ultimi anni non chiudono la stagione del Romanticismo ma ne oltrepassano i confini e aprono la strada alla modernità.
Tra questi suoi “ultimi respiri musicali” spicca un breve pezzo pianistico del 1885, la Bagatelle sans tonalité (S. 216a), avveniristico brano - nato in origine come stesura del Quarto Valzer di Mefistofele - che prefigura con decenni di anticipo alcune delle ricerche della Seconda scuola di Vienna di Arnold Schönberg.
È una danza di appena tre minuti dal carattere graffiante, in bilico tra il grottesco e lo scherzoso. A prevalere sono la progressiva dissoluzione della centralità tonale, il cromatismo esasperato e l’uso quasi ossessivo di accordi sospesi. Anche nel finale il brano non “risolve” su una tonica conclusiva ma si interrompe su un accordo sospeso nel vuoto. La musica svanisce senza dare all’ascoltatore alcuna sensazione di approdo o di riposo; decisamente una scelta radicale per l’epoca.
Rimasta negli archivi per decenni, la Bagatelle fu riscoperta e data alle stampe solo nel 1956, lasciando sbalorditi i musicologi per la preveggenza di Liszt sul futuro della musica moderna.
Di tanto in tanto il piccolo capolavoro lisztiano fa capolino nei programmi dei concerti, specialmente in questo 2026 dedicato alla memoria dell’autore. Potete ascoltarlo in questo video https://youtu.be/RxRxwxq0QxI?si=ikaSWbS24uNXpWQH interpretato dalla pianista Yulianna Avdeeva.
