IL Digitale


Il ranocchio elettronico spegne davvero il cervello?

Tra le varie massime che si ripetono nel mondo della ricerca, una famosa è che correlazione e causa sono due cose ben diverse. L’esempio divertente è che il numero di gelati e di attacchi di squali sale e scende allo stesso istante, a dimostrazione che sono fenomeni altamente correlati: ovviamente non è pensabile che gli squali sentano l’odore dei nuotatori pieni di gelato e poi li attacchino. 

Correlazione altrettanto chiara, più interessante, ma ancora priva di certezza scientifica sul legame causale, è quella tra l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ed il calo delle capacità intellettive della persona, più spesso un ragazzo.

Ho partecipato allo studio del MIT che ha testato l’effetto degli LLM di prima generazione sugli studenti, evidenziando una notevole imbecillità emergente tra chi usava ChatGPT rispetto a chi ancora non aveva iniziato. Studio più recente, sempre comprovante la correlazione ma non la causa, quello che dimostra che i ragazzi oggi si perdono molto più spesso che in passato: dalle passeggiate in montagna, alla guida in auto, alla capacità di ricordare numeri di telefono ed indirizzi, sembra che si perdano molto più spesso che in passato. Come mai?

Chi ricerca nelle scienze cognitive, neuroscienze e psicologia, dimostra l’esistenza di un nuovo fenomeno di “scarico cognitivo”: sembra che la nostra coppia mente e cervello deleghino alcune attività al robot, tra cui il ritenere informazioni in memoria ed il pensiero critico. Alcuni cominciano anche a parlare di vero “debito cognitivo”: in pratica IA ti aiuta nell’immediato, ma a lungo andare perdi capacità importanti.

In altro studio del MIT, dove si testarono gli elettroencefalogrammi degli studenti mentre scrivevano temi, quelli che usavano i chatbot evidenziavano un rallentamento delle funzioni esecutive, del focus profondo e del pensiero critico rispetto a chi non li usava. Specialmente, pochi minuti dopo aver terminato il test, i primi facevano fatica a ricordarsi cosa avevano scritto, cosa preoccupante. Anche in altri test, con studenti delle superiori ed universitari, quelli abituati ad usare IA fanno peggio di chi è rimasto a metodi tradizionali, mentre con medici già formati, come gli endoscopisti alla presa con polipi, abbiamo evidenza dell’atrofizzazione delle capacità apprese in precedenza.

Come avevo scritto anni fa, esiste un bias verso l’automazione, che porta a fidarci del ranocchio elettronico ben più di un bipede. In un recente esperimento, pur avvertendo che la raccomandazione sugli investimenti data dall’IA ha il 40% di probabilità di essere errata, il 67% dei partecipanti ha comunque seguito le raccomandazioni digitali. In pratica, mentre davanti ad un intermediatore finanziario le stesse persone mostravano una sana dose di scetticismo, chiedendo le prove di quanto proposto dal consulente finanziario, davanti al computer si sono fidati come allocchi.

È importante sottolineare anche cosa la ricerca NON dimostra: ad esempio non c’è alcuna prova che questi danni siano permanenti. Al contrario, tutto torna normale dopo un minimo periodo di disintossicazione digitale. Allo stesso modo, altre capacità della nostra zucca non vengono mai intaccate dall’uso dello strumento: dalla dimensione della nostra memoria, ai limiti di attenzione, all’intelligenza razionale, sembra che nessuna di queste funzionalità patisca danni, nemmeno temporanei.

Se pensiamo al cervello come ad un muscolo, e consideriamo cosa succede alla gamba quando usiamo una stampella, o al braccio quando lo ingessiamo, metaforicamente parlando capiamo che far girare la zucca la tiene attiva e la irrobustisce, quindi conviene non spendere troppo tempo con l’IA, peggio che mai a lamentarsi dei propri problemi.

Prudenza vuole, che pur in assenza di comprovato nesso scientifico tra uso di intelligenza artificiale e perdita parziale e temporanea delle nostre capacità cognitive, un adulto si dia una regolata ed i ragazzi vadano tenuti d’occhio. Ho visto il caso di un giovane che faceva le notti ed i weekend tutto curvo sul ranocchio elettronico, ed in un paio di mesi il suo comportamento ha virato verso lidi oscuri: convinto a fare grandi escursioni all’aperto, riprendere attività sportive, e sganciarsi dallo schermo almeno la sera e fine settimana, s’è ripreso rapidamente.

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