IL Digitale


Copiare TikTok

Da mesi impazzano gli attacchi dei politici occidentali a TikTok, colpevole secondo loro di poter esser controllata dal Partito Comunista Cinese (PCC) e quindi spiare i cittadini ed influenzarli con notizie false. Il governo americano ha imposto un vero e proprio ultimatum: o vendete la proprietà cinese di ByteDance entro gennaio 2025, o chiudete i battenti.

Personalmente uso TikTok per accedere in diretta ai fatti di cronaca, ripresi da chi si trova sul posto in quell’istante. È così che ho visto il deragliamento ed incendio del treno in Ohio, piuttosto che la strage del 7 ottobre in Israele, alcuni cortei in giro per il mondo ed altre notizie, dove in seguito i mass media han cercato di imporre la loro interpretazione fuorviante. È anche vero che questo social media mi propone dei video, che nel mio caso vanno dai matrimoni ebrei ortodossi, con centinaia di persone che saltellano e festeggiano, a tutta una serie di sport, ai tornei di scacchi e di judo, e qualche buffo corso di fai da te idraulico. Gli unici video cinesi che ogni tanto mi appaiono ritraggono bimbi della scuola materna che giocano a basket, o mettono a posto la classe. Vai a capire quali influenze voglia esercitare il PCC su di me, resta un bel mistero. O l’algoritmo non funziona, o punta a farmi vedere cose divertenti senza alcuna attinenza ai miei interessi.

In America siamo 170 milioni di utenti, e la notizia della possibile chiusura è stata accolta male, perché puzza di censura e blocco della nostra libertà di espressione, e ricorda anche un tentativo maldestro di favorire social media americani, che stanno perdendo punti da anni. Avendo visto in tempo reale gli eventi di cronaca su TikTok, son molto contento di averlo a disposizione per capire meglio come vanno le cose, visto che i resoconti giornalistici su alcuni argomenti sono tutt’altro che attinenti ai fatti. Adesso, mentre la proprietà e schiere di legali si affrontano in tribunale, è emersa l’opzione digitale di salvare capre e cavoli: facciamo una copia del codice sorgente, e la versione americana sarà indipendente dai cinesi. Può funzionare?

In effetti questa applicazione è costruita con una serie di tecnologie comuni, che vanno da Swift, Amazon Web Services, Azure, Node.JS, Cassandra e tanti altri ancora, e tradizionalmente è stato abbastanza aperto con gli sviluppatori esterni. Per tutto quanto riguarda questi componenti, la copia è fattibile senza patemi. Diverso il discorso per l’algoritmo di raccomandazione di TikTok, quello che ha misteriosamente scelto di farmi vedere i matrimoni ebrei ortodossi e come riparare le tubature di casa, cose che mai avevo cercato o richiesto.

Sulla copia di questo algoritmo ci stanno lavorando centinaia di ingegneri del software tra Stati Uniti e Cina, analizzando milioni di linee di codice e separando le informazioni cinesi dalle altre, in modo da separare qualsiasi legame tra gli utenti americani e la Cina. ByteDance sta anche pensando di rendere aperto buona parte di questo codice, in modo da prevenire ulteriori attacchi politici sulla segretezza del software. E qui viene il bello: quando anche questo progetto di filtrazione del codice sorgente riuscisse a creare una copia indipendente dalla casa madre cinese, chi ne avrebbe la proprietà intellettuale?

Essendo proprio ByteDance che sta facendo questo progetto, il controllo della proprietà intellettuale resta con l’azienda cinese, e seppure elimini la segretezza aprendo il software al mondo, è improbabile lo faccia completamente per l’algoritmo che la differenzia rispetto ai concorrenti. Quello della protezione IP è uno dei terreni più difficili per chi sviluppa software, perché le leggi sono molto diverse da Paese a Paese e specie negli USA le cause sono ingenti e durano anni. In questo caso è pensabile che i tecnici riescano a fare una copia nuova di TikTok, ma la lunga mano del totalitarismo di Washington continui a prenderli in castagna.

Questa vicenda ci ricorda l’importanza dei social media, non solo come strumenti di intrattenimento ma anche di informazione senza filtri, cruda ed in tempo reale, e del fatto che il loro codice sia migliore se aperto, per verificare il grado di controllo di questo o quel paese, e come vengono gestiti i dati che tanto felicemente forniamo, gratis.

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In questo numero hanno scritto:

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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
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Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro