Vita d'artista


Genio, sregolatezza... e normalità

È tutta la vita che mi domando se son troppo normale. Questa cosa del "genio e sregolatezza" affibbiata agli artisti mi ha sempre un po’ urtato perché è davvero un ossimoro. Di certo però è anche un buon punto di riflessione sul perché della pratica artistica. Qualche anno fa, Massimigliano Gioni, nel suo "Il Palazzo Enciclopedico"...

... della Biennale di Venezia del 2013, attribuiva per osmosi lo stesso tipo di creatività agli artisti e ai malati di mente, presentandone le produzioni alla stessa stregua. Quella provocazione fu poi ripresa e attaccata da Mario Perniola, in un libro dal titolo L’arte espansa, in cui spiegava come molte barriere tradizionali nell’arte contemporanea siano ormai crollate, aprendo un orizzonte talmente vasto in cui è quasi impossibile orientarsi. 

Personalmente non conosco artisti sregolati. Forse perché frequento prevalentemente pittori, che di natura son più riservati, anche perché la loro pratica necessita di essere costante e lucida. Il confronto con la materia, immane, è una battaglia quotidiana in cui le armi devono essere sempre bene affilate. Fra gli amici che ho in questo ambiente non ho mai visto nessuna sregolatezza, ma massima cura per il proprio lavoro, direi anzi una dedizione spesso senza limiti. L’unico vizio degli artisti, oltre a cercar di campare del proprio lavoro, è quello del tentare di essere capiti: quel misto di narcisismo e tracotanza che ogni tanto si vedono, dipendono dall’una o dall’altra cosa. Purtroppo sono in pochi quelli che assurgono alle cronache e a flussi economici dignitosi, la media ha poco o scarso riconoscimento per il proprio lavoro.

Trovo comunque offensiva l’idea di mettere tutti, artisti, folli o primitivi sullo stesso piano, anzi addirittura destabilizzante. Nello schizofrenico l’organizzazione formale non riesce a trovare nessuna unità di significato, e anche se è in grado di produrre materiali visivi di una certa ricchezza e inventività,  essi rimangono il riflesso del suo isolamento. Forse è il momento di farla finita con tutta questa mitologia intorno agli artisti, folgorati dalle loro intuizioni, geni e sregolati. L’artista, a differenza del folle, è uno che sta nel mondo, che si confronta con la critica, con le gallerie, con il collezionismo, con la stampa, che ha una famiglia, dei figli, il cui lavoro è fatto sì, talvolta, di genio ma anche e soprattutto di lucida determinazione.

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In questo numero hanno scritto:

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Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro