Per la musica la questione è particolarmente delicata. L’IA generativa può diventare uno strumento creativo, ma come sappiamo apre anche interrogativi sull’utilizzo delle opere e delle registrazioni, e sul riconoscimento del lavoro di artisti e autori.
L’ingresso di Sony Music in ARIAM - rete lanciata a giugno e che unisce colossi come BBC, New York Times, Disney e Fox - inserisce a pieno titolo la musica in un dibattito che finora aveva coinvolto soprattutto altri comparti dell’industria culturale.
È un passaggio significativo che arriva mentre il rapporto tra grandi gruppi musicali e aziende di intelligenza artificiale si trova al centro di un acceso confronto internazionale. A questo proposito Kevin Kelleher, chief operating officer di Sony Music, ha sottolineato che “solo se sviluppata in maniera responsabile ed etica, ponendo il valore della creatività umana al centro, l’IA avrà il potenziale di creare un contesto in cui innovazione, creator e consumatori potranno trarre beneficio”.
Ed è probabilmente qui il vero nodo della questione. La sfida non sarà decidere se l’intelligenza artificiale entrerà nella filiera musicale - perché è un processo già in corso - ma stabilire quale ruolo vogliamo assegnarle.
Insomma, il tema è sempre lo stesso, quello di una IA capace di innovare senza mettere in secondo piano chi la musica la crea.
