Musica in parole


Dante700: suoni e strumenti infernali

Con la ripresa degli spettacoli dal vivo ripartono anche i progetti musicali legati alle celebrazioni di Dante700 ed è in programma molta musica “infernale”, tra ispirazioni classiche e nuovi esperimenti, trasversali ai generi musicali. L’Inferno ha sempre ispirato i musicisti, attirati dai personaggi (spiccano le dediche alla Francesca del V Canto), dalle situazioni descritte dal Poeta e da quell’atmosfera di...

... non-musica, fatta di sensazioni più acustiche che musicali, che permea la Cantica.

Siamo in un regno senza musica ma anche cieco, senza luce, quindi le percezioni che guidano il percorso non di rado sono più uditive che visive: Virgilio nel Canto I avverte Dante che sta entrando “dove udirai le disperate strida...”. Sarà così, come confermato nel terzo Canto “Quivi sospiri, pianti e alti guai risonavan per l'aere sanza stelle/….voci alte e fioche, e suon di man con elle”, cioè un battere le mani che accompagna (come strumento percussivo) le voci disperate che si accavallano tumultuosamente.

Di girone in girone mutano i luoghi e cambia il paesaggio sonoro ma l’Inferno resta il regno del disordine, della non-armonia espressa anche dall’insieme caotico di suoni/rumori/timbri. Ondate e bordate di elementi acustici disarmonici, sia nelle voci dei peccatori che nei suoni disarticolati e bestiali prodotti delle presenze non umane.

Quei “sospiri, pianti, lamenti” del Canto III sono l’inizio in musica dei “Sei Studi sull’Inferno” di Giovanni Sollima, commissionati da Ravenna Festival, una delle rassegne del 2021 avviate sotto il segno degli omaggi a Dante. Altro esperimento realizzato per il Festival è la nuova versione del film muto “Inferno” del 1911, che sarà presentata in luglio da Edison Studio: progetto di musica, sound design e ausilio di nuove tecnologie per valorizzare la descrizione sonora della Cantica. Qui la clip che aiuta ad entrare nell’atmosfera.

Un Inferno rock è il segno distintivo del progetto di Piero Pelù e Aldo Cazzullo, da poco partito da Firenze mentre a Verona, altra città dantesca, avremo una “Bestiale Comedia”, tappa del tour estivo con cui Vinicio Capossela affronta il tema. Tutto da scoprire.

I progetti per Dante700 offrono anche l’occasione di avvicinare la musica medievale, con concerti che in varie città italiane portano in scena tamburi, campane, trombe e cennamelle, citati nell’Inferno oltre all’unico strumento che il Poeta sente davvero risuonare: presso il pozzo dei Giganti nel Canto XXXI, Dante - i cui occhi riescono a distinguere ben poco nell’oscurità - è attirato da un suono forte “tanto c’avrebbe ogne tuon fatto fioco”. A suonare è Nembrot che ha tra le mani un grande corno; il Gigante ha osato sfidare Dio e paga la colpa di aver avviato la costruzione della Torre di Babele, perciò articola solo parole incomprensibili in una confusione di lingue. È il suo strumento a parlare per lui e a servirgli da sfogo: siamo vicini all’ultimo Cerchio e gli elementi acustici sono sempre più espressione di disarmonia, non-musica rabbiosa, come sottolinea Virgilio all’indirizzo di Nembrot: “Anima sciocca, tienti col corno, e con quel ti disfoga/quand’ira o altra passïon ti tocca!”. Suoni e strumenti dal fondo dell’Inferno.


© Riproduzione riservata.
Zafferano

Zafferano è un settimanale on line.

Se ti abboni ogni sabato riceverai Zafferano via mail.
L'abbonamento è gratuito (e lo sarà sempre).

In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro