Il guaio SB53

Fino ad oggi le multinazionali americane del digitale, coi CEO con la felpa abbronzati dal sole californiano, erano riuscite a bloccare qualsiasi tentativo di legislazione dell’intelligenza artificiale a Washington. Due le considerazioni in gioco: quella logica e pacifica per cui e’ inutile regolare in modo bizantino una tecnologia che si evolve rapidamente, e quella barbina ed egoista dei padroni che vogliono assicurarsi di sfruttare ogni bit che gli passa sotto le grinfie rapaci.

La battaglia sui medicinali

Tra le tante promesse elettorali di Trump, quella fatta insieme a Robert Kennedy Jnr. di abbassare il costo dei medicinali, ed in generale della salute, era sicuramente sul podio di quelle più apprezzate. Noi paghiamo i medicinali tra tre e cinque volte quanto pagate in Italia, ma viviamo dieci anni in meno, cosa che infastidisce milioni di americani. Per voi lettori sembra assurdo, ma quando perdi milioni di pazienti perché non possono fare medicina preventiva, o perché si auto-riducono l’insulina che costa troppo, quando spendi $50.000 per una dosa di chemioterapico, o $1800 per un elettroencefalogramma che in Italia costa $70, è difficile stare calmi. Se poi vedi miliardi sprecati in guerre lontane, la pressione sanguigna s’impenna oltre i livelli di guardia.

Ranocchi in leasing

La settimana scorsa il CEO di NVIDIA ha annunciato un accordo innovativo con OpenAI, l’azienda che produce ChatGPT. Da un lato investe $10 miliardi per il 2% di azioni, dall’altro OpenAI si impegna a prendere in leasing server ed apparecchiatura NVIDIA per almeno $450 miliardi nei prossimi cinque anni, consumando almeno 8 GW di elettricità a datacenter. Questo significa che scommettono sul fatto che dopo cinque anni quei ranocchi elettronici abbiano un valore residuo, servano ancora a fare intelligenza artificiale di buon livello: sarà vero?

Libertà di critica

L’ego sovrappeso rende Trump poco avvezzo alle critiche, figuriamoci satira ed insulti, e nelle ultime settimane la sua permalosità ha raggiunto livelli di guardia. Chiede $15 miliardi di danni al New York Times, fa’ sospendere la trasmissione del comico Jimmy Kimmel, e vuole controllare sempre più da vicino i social media e cosa si borbotta li sopra. Convincendo i cinesi a vendere TikTok, ha dato le leve del potere di censura del social media ad alcuni suoi amici fidati e tra i più ricchi al mondo.

America ed Israele, il rapporto si tende

Ho visto l’ennesima manifestazione pro-Palestina, all’ingresso della stupenda biblioteca di Boston, regalo di buonanima Benjamin Franklin per un futuro di studio e scambio aperti a tutti, gratis. In primo piano e numerosi erano gli ebrei ortodossi, che spiegavano una sfilza di argomenti contro Netanyahu e la sua gestione post 7 ottobre. Appena dietro, molti giovani di varie etnie mostravano video del compianto Charlie Kirk, mentre esprime diverse critiche ad Israele. Bandiere, vestiti e slogan parlavano di una partecipazione allargata, da sinistra a destra, da ragazzine a vecchietti, di tutti i colori.

Charlie Kirk, in memoriam

Quando leggerete questo articolo non ne potrete più di sentir parlare di Charlie Kirk, quindi mi scuso per aggiungere questo pezzettino, ma visto quanto si legge sui media delle élites, serve un commento inutile.

La bolla continua a gonfiarsi

Dopo aver speso $100 miliardi nel primo trimestre, le multinazionali americane dell’intelligenza artificiale contano di arrivare a oltre $400 miliardi investiti in data center entro la fine dell’anno. Ogni giorno la borsa continua a salire grazie ad annunci sempre più  mirabolanti, da fare invidia ai venditori di tappeti turchi.

Fine delle vacanze americane

La prima settimana di settembre significa la fine delle vacanze americane, in un mix di rituali immutati da tempo. I ragazzi tornano alle università, con carovane infinite di auto e camion pieni zeppi di materassi, mobili, frigoriferi che puntualmente a giugno ci ritroveremo mezzi rovinati sui marciapiedi.

Fare SW e fare lamiere sono due cose diverse

L’anno scorso Ford ha speso quasi $6 miliardi per la garanzia dei suoi veicoli americani, GM $4.5 miliardi, Tesla solo $1.4 miliardi. La difettosità delle auto a stelle e strisce è proverbiale, e pure il motivo del successo prima delle concorrenti giapponesi, poi tedesche, ed infine coreane. Progettare una bell’automobile che si costruisca in modo profittevole è già un bell’impegno, fare in modo che si scassi meno delle concorrenti è particolarmente difficile. 

Tariffe aziendali

Trump continua ad usare le tariffe come una clava, per ottenere in tempi brevi quanto altrimenti gli richiederebbe anni di sforzi diplomatici. Se la prende con l’India che continua a comprare idrocarburi russi a man bassa, sia per uso domestico sia per raffinarli e rivenderli a prezzo maggiorato a quei patatoni europei ancora confusi tra democrazia e condizionatore.