Indovina indovinello sull’Iran – seconda scommessa

Continuo il divertissement del provare ad indovinare, in anticipo di una settimana, cosa farà Trump in Iran. Ad oggi 18 aprile siamo nel quarto scenario, che avevo previsto una settimana fa: il Presidente ha preso tempo, continuando a negoziare, bloccando lo stretto di Hormuz, e fermando Israele nei bombardamenti di pupi ed infermieri libanesi, come preteso da Teheran per riaprire il traffico mercantile. Il Presidente ha preso tempo e una paccata infinita di dollari, visto che il figlio è un mago delle previsioni di borsa, continuando a scommettere centinaia di milioni sempre un’oretta prima di qualche breaking news sul petrolio. 

Generalizzare è importante

Quante volte ci siamo sentiti apostrofare: “Non generalizzare, non fare di tutta l’erba un fascio”? Generalizzare è la base degli stereotipi, quando ci porta a credere che tutti gli appartenenti ad una stessa classe si comportino allo stesso modo. Evito esempi politicamente scorretti, e non offendo nessuno quando dico che ogni contenitore mezzo pieno, se rovesciato, sparge il contenuto, o che se metto una parte del corpo su una superficie oltre i 70 gradi, mi ustiono: vi sembrano cose banali, perché imparate da piccoli. Tecnicamente la chiamiamo intelligenza fisica, per contrapporla a quella piatta e codificata che sviluppiamo su testi ed immagini.

Ami e Newton, novità importanti

Negli ultimi giorni il palcoscenico dell’Intelligenza Artificiale ha visto susseguirsi vari fenomeni, dalla raccolta di oltre $1 miliardo per l’Advanced Model Intelligence di Yann LeCun, alla sceneggiata di Dario Amodei per dirci che il suo ultimo modello Mythos è troppo pericoloso per noi miseri umani, alla Società Americana di Chimica che ha presentato Newton, un agente specializzato nella ricerca scientifica. 

Indovina indovinello sull’Iran

Scrivendo una settimana prima della vostra lettura, mi diverto ad indovinare cosa succede da qui a sabato prossimo, ed in America oggi il dubbio nella mente di tutti riguarda l’Iran: cosa facciamo, scappiamo o combattiamo?

Computer biologici

I cari lettori di questa rubrica sanno che ho metaforizzato il termine “ranocchio elettronico” per dare vivida rappresentazione della stupidità dell’intelligenza artificiale, intesa come incapacità di paragonarsi all’intelligenza umana, se non per poche attività ripetitive che riesce a svolgere molto meglio di noi. Oggi parliamo della nuova frontiera per calmare il divario tra uomo e macchina: i computer biologici.

La bolla dei datacenter americani

Nel mondo ci sono circa 11.900 datacenter, circa 5-600 in ogni Paese industrializzato come Germania, Gran Bretagna, Francia, ed anche in Cina, nonostante i suoi 664 sembrino pochi rispetto a tutto quello che fanno. Qui in America come al solito esageriamo: 5.400 in funzione, ed una spesa di $700 miliardi l’anno per farne altri, uno ogni angolo. Peccato che le metà delle aziende coinvolte stia annunciando ritardi e cancellazioni dei piani di nuove costruzioni: se da un lato la finanza pompa dollari, dall’altro chi fa il mestiere non vede una via d’uscita, come mai?

Spie americane in crisi di nervi

Trump ammette sorridente di non ascoltare quanto gli dicono CIA e gli altri servizi segreti: lui la guerra la sente “nelle ossa” e se ha bisogno di aggiornamenti chiede al genero Jared Kushner, tra i capi della lobby ebraica e negoziatore di contratti miliardari in mezzo ai conflitti, sicuramente obiettivo e non di parte. 

Arriva l’IA fisica

Nei giorni scorsi ho avuto modo di confrontarmi con alcune multinazionali che affrontano questo tema interessante: come portare l’intelligenza artificiale nel mondo fisico dei macchinari e dei robot, che sempre più lavorano nelle fabbriche e nei centri di distribuzione. 

Tu quoque, MAGA?

La campagna d’Iran mette in crisi Trump, accerchiato da sempre più senatori pronti a pugnalarlo alla metaforica schiena. Ne hanno ben d’onde, vista l’inversione ad U fatta su uno dei tre pilastri delle sue promesse elettorali, quello di uscire dai conflitti armati e riportare a casa i soldati. In questo istante stiamo buttando oltre $10 miliardi a settimana in missili, ed il Pentagono chiede altri $200 miliardi di bombe, segno che pensano di sparare per altri cinque mesi.

Ranocchio elettronico a batterie

La tormenta del mercato globale degli idrocarburi porta ad un aumento importante dei prezzi di gas, benzina e gasolio che durerà mesi, se non anni. In questo caos, zitti zitti quatti quatti i produttori americani di batterie hanno messo il turbo. Da un lato le fabbriche già create per produrre le batterie automobilistiche si concentrano nel fare quelle stazionarie, dall’altro i data center ne aumentano la domanda in modo vertiginoso.