IL Digitale


MOOC e formazione digitale

I MOOC, Massive Open Online Courses, rappresentano un importante evoluzione del modo di insegnare nell’era digitale. Nati negli USA come risposta al costo proibitivo delle rette universitarie, vicine ai $50.000 all’anno per studente, si sono espansi rapidamente raggiungendo studenti in tutto il mondo.

A titolo sperimentale ne ho fatto uno, analisi matematica all’Università californiana di Stanford.

Rispetto al mio primo corso di analisi molti anni prima nelle aule del Politecnico di Torino, la chiarezza del materiale, la disponibilità di supporti audio/video e di interazione con gli istruttori ed altri studenti sono stati migliori. Ovviamente ho fatto tutto da remoto, non trovandomi mai a tu per tu con compagni di corso o insegnanti. Due considerazioni interessanti:

  1. Non ho pagato nulla per questo corso, e se avessi voluto registrare il voto d’esame il costo era minimo, $150.
  2. Eravamo 66.000 studenti, per un solo professore ed una decina di istruttori che si alternavano nel supporto. Un rapporto di 1:6.000 mi pare pazzescamente produttivo rispetto ai circa 1:300 del mio primo corso di analisi.

I 66.000 venivano da tutto il mondo e raccoglievano alcuni vecchietti come me, molti studenti universitari sia di Stanford sia di altre istituzioni, e molti liceali che usavano questo corso per verificare le loro probabilità di potersi iscrivere questa Università. Analisi matematica non ha applicazioni professionali immediate, ma nel caso di altre materie molti studenti sono lavoratori che perseguono una crescita professionale a prescindere dal credito accademico. Infatti dopo questa prova ho seguito un corso specialistico di cybersecurity al MIT, dove la platea era decisamente inferiore ma il 90% dei partecipanti ha trovato un lavoro (e stipendio) migliore al termine.

L’impressione è che i MOOC portino vantaggi interessanti grazie all’economia di piattaforma che consente l’accessibilità al materiale didattico, ma la mancanza di rapporto umano col docente e di esplorare argomenti nuovi a mio parere limita la capacità educativa. In altri termini, possono probabilmente essere un buon complemento durante un percorso universitario, ma difficilmente sostituirsi al ruolo ed alle possibilità offerte dalla partecipazione fisica in un campus.

Questo significa anche che per un giovane, come per chi voglia continuare un aggiornamento professionale o anche solo coltivare una sana curiosità, diventa facile costruirsi un percorso educativo su misura, dove corsi on line sono presi da Università attorno al mondo. La concorrenza tra gli istituti accademici aumenta, perché possono essere misurati sull’aumento di stipendio che consentono ai propri studenti. E’ assolutamente immaginabile un futuro dove Università come Harvard o MIT diventino l’equivalente accademico di Apple o Amazon, ovvero piattaforme digitali capaci di catturare e spremere milioni di studenti. Le felpe ed i cappellini li vendono già da anni, con successo.

I Millenial e GenZ che da anni comprano iPhone convinti dal marketing della Apple, sono anche candidati ideali per spendere profumatamente e prendere un diploma delle Università di pregio, su internet. Ne vale la pena?

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale
Eugenia e Massimo Massarini (Torino): studentessa di medicina e medico
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Roberto Zangrandi (Bruxelles): lobbista

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