IL Cameo


Siamo tutti nella fogna ma io voglio guardare le stelle

“Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano le stelle”. Quando, 15 anni fa, cessai di scambiare il mio lavoro con quattrini altrui, e cominciai a concepire il mio futuro come parziale restituzione, assunsi questa frase di Oscar Wilde, come una delle sintesi di vita. Essendo del mestiere, avevo capito subito che...

... il modello del CEO capitalism, con il tipo di leadership scelto per implementarlo (da Bill Clinton in giù) era facile prevedere che sarebbero tutti diventati succubi del leader maximo Xi Jinping, e ci avrebbero portato dritti nella fogna. Se questo era il destino che fogna sia, ma almeno guardando le stelle. Ho scoperto che quando sei disperato solo l’approccio “divertissement” ti può intellettualmente salvare. Cercherò quindi di vivere il modello nel quale siamo precipitati da trent’anni con leggerezza.

Recentemente uno dei Big dell’Europa infognata, Mark Rutte, ha avuto il coraggio di dire quello che tutti i suoi compagni di merende pensano, cioè che a 75 anni la “vita è compiuta”. (come ovvio vale solo per la plebaglia e gli avversari politici). Se accoppi questo tetto con il disegno di portare la pensione a 72 anni, hai trasformato il welfare in economia circolare. E’ CEO capitalism in purezza.

Papa Bergoglio ha sentito, proprio ora, il bisogno di pubblicare l’enciclica “Fratelli tutti”. E’ un forte invito alla fratellanza. L’ho molto apprezzata, e subito l’ho collegata con la morte del professor Samuel Paty (lo considero un frère de lait) che insegnava ai suoi giovani allievi la libertà d’espressione. Per un cattolico e un liberale come me, la forma più alta di insegnamento. Decapitato di netto. I radical chic che si inginocchiavano per un nero strangolato da un poliziotto bianco (orrore infinito) sono rimasti indifferenti (e in piedi) davanti alla testa mozzata di un mite professore bianco fatta da un islamico, in nome di Allah. Che ha fatto, e farà proseliti, sotto l’ala protettiva di due Stati canaglia, Turchia e Iran. Sintesi: un’Europa ignobile, con leadership ignobili.

Il modo con cui le leadership del CEO capitalism  stanno gestendo il “Virus” (ci hanno fatto diventare gregge, ma non riusciamo neppure a immunizzarci) mi ha convinto che la strada della riscossa delle persone perbene, che possono permetterselo, è una sola: chiudersi in un lockdown volontario. E leggere, riflettere, scrivere, concentrandosi, come Paty, sulla libertà di espressione, difendendola fino alla fine.

Ormai siamo immersi, nostro malgrado, nella fogna del modello CEO capitalism che dopo essersi accoppiato con il nazi-comunismo della Cina, ora si sposa pure con la cultura criminale del Califfato islamico e della teocrazia iraniana. E allora che fai? Barricato nell’ultima ridotta, esci sul balcone e guardi le stelle.

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In questo numero hanno scritto:

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Tommy Cappellini (Lugano): lavora nella “cultura”, soffre di acufene, ama la foresta russa
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Diego Saccoman (Milano): meccanico di paese, 60 punti di sutura e mai vinto niente