Pensieri e pensatori in libertà


Doomscrolling: la nostra inesauribile sete di notizie

La parola dell’anno del celebre Macquarie Dictionary di inglese australiano è “doomscrolling”, cioè continuare a scorrere le news sui cellulari pur sapendo benissimo che sono brutte. “Doom” vuol dire “destino” nel senso di “fato”, “sorte”, “condanna”. Insomma, qualcosa che va a finire necessariamente male, come in un anno di pandemia. Eppure, anche se sono brutte, scorriamo...

... insaziabili le news.

Un po’, ormai lo sappiamo, siamo psicologicamente dipendenti da questi cellulari: abbiamo modificato la nostra natura per averli sempre a portata di mano, inventato nuovi gesti come lo “scorrere”, trasformato le nostre abitudini per scrivere con i  pollici.

Ma oltre a tutto questo che già sappiamo, nel “doomscrolling” c’è anche qualcosa di più antico e paradossale: il bisogno insaziabile del nuovo. Infiniti studi hanno mostrato come nel giornalismo il paradigma nuovo/vecchio sostituisca quello vero/falso. L’importante è che ci sia qualcosa di nuovo, con grande scorno dei pensatori professionisti che vorrebbero tempo per riflettere e che bacchettano gli altri media per superficialità.

In un bel poliziesco di Fred Vargas dei primi anni del secolo (Parti in fretta e non tornare, 2001), uno dei protagonisti fa l’urlatore di notizie di quartiere. Sale su una cassa in piazza e urla notizie che gli lasciano in una buca apposita: “Se c’è un prodotto che non si esaurisce mai sono le notizie. C’è una sete che non si stanca mai, è la curiosità degli esseri umani”.
Vargas ha ragione. Quando lo scriveva, nel 2001, il mestiere di urlatore era ancora possibile. Poi è arrivato Facebook (2007) e gli urlatori di notizie sono ovunque e sempre, a portata delle nostre dita, nell’onnipresente cellulare. Ma, al di là di ogni giudizio moralistico, perché abbiamo tanto bisogno delle news, per quanto brutte esse possano essere?

Perché il cervello non è un archivio o uno specchio. Non gli basta immagazzinare la realtà o rifletterla (e neanche rifletterci). Il nostro cervello è un organismo vivente, ha bisogno di nutrirsi. Ha bisogno di novità per mantenersi in vita e per crescere. Si muove dentro la realtà, cerca il contatto con essa e di districarsi in mezzo a essa, come dicono anche recenti studi sui neuroni specchio (si vedano per esempio le pubblicazioni di Fausto Caruana). Il cervello è in azione e necessita di azione, altrimenti si annoia, pena capitale per un organo che non può andare in lockdown (e che ha facilmente sofferto del lockdown del resto del corpo).

Certo, poi il cibo per il cervello può essere più o meno buono, può far crescere o intossicare. I feed delle news sono un po’ a buon mercato e spesso nascondono pessima contraffazione. I buongustai leggono i libri, i raffinati le poesie. Ma sempre di nutrimento si tratta, e sempre di ricerca di novità. Che la notizia sia buona o cattiva, e persino serialmente cattiva, non è un ostacolo. Doomscrolling: tutto è meglio che morire di noia.

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