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Razzismi

Il problema del razzismo esiste, ma forse in modo diverso da come normalmente lo si intende. Prendiamo un esempio: il grande Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, e Jeff Bezos, padrone di Amazon, hanno partecipato come tante altre celebrities alla protesta di Black Lives Matter (le vite nere contano). Zuck ha scritto: "Ai membri della nostra comunità nera: sono con voi. Le vostre vite contano. Le vite nere contano" e ha aggiunto 10 milioni per la causa. Bezos lo ha imitato, almeno per il messaggio (per i soldi, non so).
Ora...

...sono proprio questi messaggi a dimostrare il razzismo che rimane, profondo, nella società americana e che svelano un errore di concezione che spesso si fa.

Infatti, il messaggio di Zuck parte da una differenza: ci sono io e ci siete voi. Ora, visto che sono mentalmente aperto, io sono con "voi", comunità nera, e da questa posizione privilegiata vi confermo che a me, uomo aperto, interessano le "vostre" vite collettivamente intese. È una forma di paternalismo che sa di quella che in gergo italiano si dice "carità pelosa". "Patronizing" lo chiamano gli americani ed è una concezione che ha a che vedere molto con il calvinismo.

Il problema è che finché si ragiona in termini di classi, gruppi, insiemi e sottoinsiemi, si è sempre all’interno di ideologie, in questo caso basate sulla razza. Non sono "le vite nere" a contare, ma la vita di George Floyd.

Il razzismo consiste proprio nel ragionare in termini di colori o forme invece che di persone singole. Spiega molto bene il genetista torinese Alberto Piazza (potete vederlo in questo video su Youtube) che le differenze fra il DNA di due individui di colore diverso sono di pochissimo superiori alle differenze fra due individui dello stesso colore. La morfometria – il colore e la statura – che sembrano comportare grosse differenze, sono residuali a un’analisi del DNA. Il razzismo si basa su apparenze che non riguardano la sostanza. Quando dunque ragioniamo in termini di "vite nere", "vite bianche", "vite gialle" siamo sempre all’interno del razzismo, anche se diciamo che ci interessano e anche se stiamo manifestando per esse. Le vite dei singoli sono importanti e uniche, di qualunque colore esse siano.

Il razzismo infatti funziona come tutte le ideologie. Le ideologie decidono a priori delle categorie nelle quali l’individuo viene classificato, a prescindere da ciò che crede, fa, dice e nulla di ciò che crede, fa o dice può cambiare la situazione. Ebrei e armeni ben conoscono l’odio del razzismo morfometrico, ma i kulaki e i nobili russi hanno conosciuto quello di classe e nella storia spesso si è visto quello religioso, ora avvertito sanguinosamente soprattutto dalle minoranze cristiane.

Si smette di essere ideologici quando le singole persone contano e possono essere sempre diverse da ciò che le nostre catalogazioni hanno stabilito.

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