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Lunga lettera di Jean Baudrillard a Laura Boldrini

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Onorevole Laura Boldrini,

nell’ottica di una redenzione universale, non si fanno distinzioni per nessuno.

Perché giustizia sia fatta, occorre che scompaia ogni privilegio, ciascuno è invitato a lasciar cadere ogni qualità specifica e a ridivenire una particella elementare – perché la felicità collettiva è quella del...

... minimo comune denominatore. È come un potlach alla rovescia, con ciascuno che rilancia sulla propria insignificanza, pur coltivando con accanimento la propria minima differenza e pasticciando con le proprie identità multiple.

La recriminazione è tornare sul luogo del delitto per correggerne la traiettoria e gli effetti. È quanto facciamo ripercorrendo tutta la nostra storia, la storia criminale della specie umana per fare sin d’ora penitenza nell’attesa del Giudizio universale.

Ciò spiega l’immensa sindrome di pentimento, di riscrittura – storica, in attesa della riscrittura genetica e biologica della specie – che si è rovesciata su questa fine di secolo, sempre nell’ottica di meritare la salvezza e di offrire, alla scadenza ultima, l’immagine di una vittima ideale.

Rimasticatura di tutti gli eventi violenti dei secoli passati, per sottometterli alla nuova giurisdizione dei diritti dell’uomo e dei crimini contro l’umanità. Ultimo episodio di questo delirio revisionista: la proposta di condannare lo schiavismo e la tratta dei neri come crimine contro l’umanità.

Correzione del passato in funzione della nostra presa di coscienza umanitaria, cioè della più pura tradizione del colonialismo: l’imperialismo del pentimento! L’idea è quella di permettere alle "popolazioni coinvolte" di fare il loro lavoro di lutto e di voltare questa pagina della storia, per entrare a pieno titolo nella storia moderna. Forse gli africani potranno addirittura tradurre questo riconoscimento morale in un conteggio di danni e interessi, secondo la stessa equivalenza stabilita a beneficio dei sopravvissuti della Shoah.

A questo punto, non finiremmo più di rimborsare, di riscattare, di riabilitare, e ci saremmo limitati ad aggiungere allo sfruttamento tradizionale l’assoluzione ipocrita di tutte le violenze.

Economia vittimistica, economia politica dell’infelicità: vero e proprio fondo di commercio che, in tutte le sue forme, è venuto a sostituirsi allo scambio impossibile del Male.

È un differenziale di vittimismo che in nessun campo appare oggi tanto redditizio e vantaggioso quanto nella negoziazione di sé come scarto, rifiuto (magnificamente illustrata dall’arte contemporanea).

Giacimento inesauribile, perché questo affetto negativo è, fra tutti, il più condiviso. Si può sempre contare su questa denegazione di sé che cova in ciascuno di noi, molto più che sull’orgoglio, la fierezza o l’amore di sé. Assai più che sul piacere e sul gusto del piacere, possiamo contare sul compiacimento nell’infelicità.

Molti hanno come unico talento nella vita quello di mobilitare questo affetto e questa soluzione di ricambio. "Dopo l’odio, il nemico fondamentale del genere umano è il rimorso" (Spinoza). Ma l’odio e il rimorso sono la stessa cosa: è il rimorso dell’individuazione e della rottura del patto simbolico a generare l’odio di sé e il risentimento.

Così ufficializzati, l’autocritica e il pentimento sono divenuti un modo di governare: i politici fanno di tutto per offrire lo specchio della loro nullità all’assenso dei loro elettori – i quali possono così continuare a vivere nel disprezzo di se stessi attraverso il disprezzo che hanno per gli altri.

Perché, se l’amore di sé passa attraverso quello che si ha per gli altri – La Rochefoucauld ne ha fatto una specie di regola del gioco -, è possibile anche detestarsi attraverso l’odio e il disprezzo per gli altri.

Cordiali saluti,

Jean Baudrillard

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