Cool memories


Provocatoria lettera di Jean Baudrillard ai ristoratori

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Cari ristoratori italiani,

generalmente si pensa che l’ossessione della sopravvivenza sia una conseguenza logica della vita e del diritto di vivere.

Ma, nella maggior parte dei casi, queste due cose sono contraddittorie. La vita non è una questione di diritto e, nel prolungamento della vita, c’è la morte, non la sopravvivenza, che è artificiale. L’uomo raggiunge la sicurezza di sopravvivere solo a costo di un vuoto di vita, di un vuoto di godimento, di un vuoto di morte. Questo almeno nelle condizioni attuali, perpetuate dal principio della Biosfera.

Questo micro-universo tenta di esorcizzare la catastrofe operando la sintesi artificiale di tutti i dati della catastrofe. Nell’ottica del survival, del recycling, del feed-back, della stabilizzazione e della metastabilizzazione, i dati della vita vengono sacrificati a quelli della sopravvivenza (eliminazione dei germi, del male, del sesso).

La vita reale, che ha comunque il diritto di scomparire (o ci sarebbe un limite paradossale ai Diritti dell’uomo?), è qui sacrificata alla sopravvivenza artificiale. Il pianeta reale, che si presume condannato, è sacrificato in anticipo al suo clone miniaturizzato, climatizzato (è il caso di dirlo: tutti i climi della terra sono qui sottoposti a climatizzazione), destinato a vincere la morte attraverso la simulazione totale. Un tempo erano i morti che si imbalsamavano per l’eternità, oggi sono i vivi che vengono imbalsamati vivi nella sopravvivenza. Dobbiamo sperarlo? Dobbiamo, avendo perduto le nostre utopie metafisiche, costruire questa utopia profilattica?

Che specie è mai questa che ha la folle pretesa di sopravvivere – non di superarsi in virtù della sua intelligenza naturale, ma di sopravvivere fisicamente, biologicamente, in virtù della sua intelligenza artificiale? Esiste una specie destinata a sottrarsi alla selezione naturale, alla morte pura e semplice? Da quale spirito di contraddizione cosmica verrebbe questo rovesciamento? Da quale reazione vitale verrebbe l’idea di sopravvivere a ogni costo? Da quale anomali metafisica verrebbe il diritto di non scomparire – contropartita logica dell’enorme fortuna di essere apparsi? C’è una sorta di aberrazione nel tentativo di eternizzare la specie – non di immortalarla nelle sue azioni ma di eternizzarla in questo coma ricostruito, nella bara di vetro di Biosphere2.

In ogni modo, si può pensare che questa esperienza, come ogni tentativo di sopravvivenza artificiale, di paradiso artificiale, sia illusoria, non per guasto tecnico ma nel suo stesso principio. È quindi insidiata, suo malgrado, dagli stessi accidenti della vita reale – fortunatamente. Speriamo che l’universo aleatorio venga dal di fuori a spezzare questa bara di vetro. Ogni accidente sarà buono per sottrarci all’euforia scientifica sotto fleboclisi.

Cordiali saluti a tutti voi,

Jean Baudrillard

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