IL Lavoro


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C’è un’evidente difficolta nei nostri Governi degli ultimi 20 anni nel riuscire a individuare pochi e chiari obiettivi quando si parla di riforme del lavoro.

Ogni Governo che si è succeduto alla guida del nostro Paese ha affidato al lavoro il ruolo di leva elettorale (ricorderete “il milione di posti di lavoro” berlusconiani); un errore che si è puntualmente rivelato un boomerang, a mio avviso per almeno quattro elementi comuni:

- la complessità del nostro sistema giuslavoristico che ogni Governo ha cercato, con un approccio superficiale e risultati a dir poco modesti, di cambiare in toto. Solo per fare un esempio: riformare la legge Treu (quella che ha permesso l’avvento anche in Italia del lavoro interinale) è stata di certo una grande opportunità per le agenzie interinali e per le aziende (trasformatesi oggi in Agenzie per il Lavoro dove ottime professionalità nella gestione di emergenze e grandi numeri per profili di basso livello - call center, operatori logistici e grandi eventi per fare alcuni esempi - sono state riciclate in progetti di selezione professionale senza averne competenze e struttura professionale adeguata). Di certo non si può dire che la Riforma – a cui è stato indebitamente dato il nome di Marco Biagi, che mai si sarebbe sognato di produrre un risultato simile – abbia ridotto la precarietà del nostro Paese, permettendo alle aziende di ricorrere a lavoratori a tempo anche quando quel tempo era ormai più che sufficiente per aver risolto eventuali picchi di lavoro o valutare positivamente o negativamente un collaboratore.

- riforme e controriforme. Quando parlo di superficialità mi riferisco a chi ha il compito di decidere sulla pelle delle Persone senza dati oggettivi alla mano, nonostante questi esistano e siano molto precisi. A detta di alcuni giornali, la manovra Fornero aveva ben altri scopi che non quello dichiarato di risolvere i problemi causati (come sempre) dai governi precedenti. Fatto sta che la ex ministra a novembre è andata in pensione senza l’attuazione della legge che porta il suo nome, per una clausola espressamente dedicata ai professori universitari.

- la preparazione del personale preposto. C’è anche da dire che, vivaddio, nel 1999 sono arrivate le Agenzie interinali a sbloccare il sistema ormai incagliato degli uffici di collocamento. Nella fase iniziale della legge Treu in cui agenzie e uffici di collocamento dovevano dialogare, ho visto con i miei occhi non solo l’inefficienza burocratica con cui sarebbe stato evidente anche a un cieco che quel modello non avrebbe ricollocato proprio nessuno ma, finalmente, entrava in gioco un operatore che aveva l’obbiettivo commerciale di ricollocare persone. E, infatti, il lavoro ha incominciato a movimentarsi. Rimangono sul territorio i Centri per l’Impiego che intermediano il 3,5% del lavoro. Niente, considerando il numero di operatori coinvolti. Se li incrociamo con quelli delle Agenzie per il Lavoro è evidente che il sistema o cambia o rischia di essere l’ennesimo parassita statale.

- la trasformazione digitale di cui tanto si parla sembra non coinvolgere mai servizi pubblici e Pubblica Amministrazione. Le banche dati che riguardano l’incrocio fra domanda e offerta non parlano fra regioni e spesso nemmeno fra province della stessa regione. Come per l’anagrafe canina, non puoi sapere in che regione sia il cane che stai cercando se si è allontanato dai pressi di casa tua. “Garanzia Giovani” è stata un flop clamoroso, puntualmente documentato anno per anno da molti giornali (ottimi approfondimenti su Wired nel 2015, dopo un anno dalla sua introduzione, da La Stampa nel 2016 e da l’Espresso nel 2017 quando il Ministro Poletti pubblicizzava numeri incongrui) di aree completamente diverse ma tutti concordi sui numeri dell’impiego estremamente modesti: solo tre persone ricollocate ogni cento che ne avevano fatto richiesta, ma soprattutto una burocratizzazione eccessiva e una difficoltà di accesso alle piattaforme digitali che ne disincentiva l’utilizzo. Una bella pensata proprio del Governo che promuoveva la semplificazione e la rottamazione.

- a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca (Andreotti) Mi perdonerete la citazione, ma se penso a uno strano concetto di flessibilità mi viene in mente quanto abbiamo visto applicato nella riforma sull’uso dei voucher. Un altro progetto che ha ottenuto l’effetto contrario di quanto si proponeva se è vero che il motivo per cui sono stati inventati i voucher era di ridurre l’utilizzo dei lavoratori in nero in particolare nei settori della ristorazione, accoglienza, edilizia e agricoltura. Peccato che anche un bambino di 7 anni avrebbe intuito che se permetti la registrazione del voucher dopo 24 ore dalla prestazione d’opera, chi non ha ricevuto controlli e vuole delinquere ben se ne guarda dal registrare il suo voucher. E guarda caso, il risultato è stato straordinario: 130% in più di utilizzo rispetto all’anno precedente.

(Continua con il prossimo numero)

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