In mezzo, dobbiamo prenderci cura anche di noi stessi. In questo equilibrio precario, le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale promettono di diventare un sostegno decisivo.
Per i più giovani, un alleato digitale personale può significare orientamento nello studio, supporto nell’acquisizione di competenze, aiuto nella pianificazione di percorsi professionali. Per gli anziani, robot domestici e sistemi di telemedicina intelligenti possono monitorare parametri vitali, adattarsi alla domotica della casa, rilevare anomalie nei movimenti, prevenire cadute o attivare soccorsi in caso di necessità. Non solo intervenire dopo l’emergenza, ma anticiparla.
Affinché questa promessa sia davvero al servizio delle persone, però, l’intelligenza artificiale dovrebbe essere il più possibile personale: modelli linguistici che crescono con l’individuo, custodendo dati e memoria in ambito locale, senza concentrare ogni informazione sensibile nelle mani di pochi grandi gestori globali. Una tecnologia che accompagna la biografia, non che la assorbe.
Qui emerge un nodo cruciale. L’intelligenza artificiale non è solo software: vive di hardware, di memorie avanzate, di capacità di calcolo. La domanda esplosa per data center e sistemi dell’IA sta assorbendo una quota crescente della produzione mondiale di DRAM e storage. Analisti di settore hanno registrato, tra fine 2025 e inizio 2026, aumenti dei prezzi di alcune memorie anche dell’80-100% in un solo mese, con previsioni di tensioni sull’offerta fino al 2027-2028.
Il mercato è altamente concentrato: Samsung, SK Hynix e Micron controllano oltre il 90% della produzione globale di DRAM. La priorità viene data ai grandi clienti dell’IA e dei data center, mentre il segmento consumer subisce riduzioni di capacità produttiva stimate tra il 30 e il 40% per alcune linee. Micron, storico produttore attivo da oltre trent’anni, ha annunciato l’uscita dal mercato consumer per focalizzarsi quasi esclusivamente su applicazioni IA e data center.
Poiché la RAM è presente in ogni dispositivo elettronico, l’impatto si riflette su laptop, PC, smartphone, ma anche su robot domestici e sistemi di assistenza intelligente. Se la memoria costa di più e la produzione si concentra su pochi grandi attori, aumentano i prezzi finali e si allungano i cicli di aggiornamento. Le alte prestazioni rischiano di spostarsi dalla proprietà diretta a modelli in abbonamento, con la potenza di calcolo erogata dal cloud e concentrata nelle mani di poche aziende globali.
Il paradosso è evidente. Proprio mentre la società ha più bisogno di strumenti tecnologici per sostenere la cura diffusa – dei figli, dei genitori, di noi stessi – l’infrastruttura materiale che li rende possibili si fa più costosa e centralizzata. Se la tendenza continuerà, l’alleato digitale personale e il robot che vigila sulla casa potrebbero rimanere privilegi per chi può permetterseli. Va evitato.
La sfida non è soltanto tecnica. È politica ed economica: garantire che l’intelligenza artificiale, chiamata a sostenere la nuova stagione della cura, non diventi un bene scarso, ma un’infrastruttura accessibile, distribuita e realmente al servizio delle persone.
