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Arrestati causa Epstein? Nessuno

In America l’arresto del fratello scemo di Carlo, a causa del coinvolgimento con Epstein, ha scosso l’opinione pubblica. Come? Epstein era americano, come quasi tutte le sue vittime, viveva qua, e dopo quattro milioni di pagine di prove l’unico arrestato è a Londra? Da noi nessuno in prigione, nonostante abbiamo la popolazione carceraria più grande del mondo? Sarà forse vero che i ricchi se la cavano sempre? Cerchiamo di capire il mistero.

Il caro amico avvocato mi insegnò a tener sempre ben distinti logica, etica e legge, perché spesso quello che è giusto per uno o due criteri, può non esserlo per un terzo. In questo caso, di sfruttamento della prostituzione minorile raccontato da migliaia di testimoni in milioni di pagine, logica ed etica vorrebbero che sti puttanieri venissero arrestati, sottoposti a processo, e poi sentenziati come legge comanda. Il fatto che nessuno sia finito in manette, appare difficile da comprendere. Su questo argomento ho imparato molto dall’intervista ad una professoressa di legge della Michigan Law School, che ha lavorato a lungo come pubblico ministero.

La prima cosa sorprendente è che FBI e Dipartimento della Giustizia (DOJ) abbiano tenuto secretate migliaia di testimonianze per anni, e che ora le diano in pasto al pubblico dopo aver cancellato nomi, indirizzi e riferimenti, come se io e la mia vicina dovessimo fare il loro mestiere. Impossibile pensare che sia il pubblico a dover controllare i legami e le coincidenze, a mettere in evidenza eventuali comportamenti criminali. Pare quasi che in tutti questi anni si siano solo preoccupati di mettere il neretto su nomi scomodi, non sarà sicuramente così.

DOJ non solo ha ritardato la pubblicazione dei file Epstein, ha anche disobbedito all’ordine del Congresso di spiegare perché alcune informazioni sono secretate. Questo è uno dei fattori che impedisce ad un pubblico ministero di capire la sussistenza di comportamenti criminali, che quindi richiedano l’arresto.

Nessuno mette in dubbio che queste persone si siano comportate in modo ignobile, ma per provare il crimine bisogna dimostrare che hanno rapito o comunque costretto con la violenza le ragazze ad avere rapporti sessuali indesiderati. Questo significa provare l’intento, la conoscenza e le azioni che la persona ha perpetrato ai danni delle ragazze. In mancanza di queste prove abbiamo un comportamento che è "aweful but lawful" (ignobile ma legale).

Senza la prova oltre ogni ragionevole dubbio, che lo scellerato abbia commesso un crimine, possiamo riempirlo di insulti, ma non arrestarlo. Questo è un punto particolare della legge americana: di fronte all’impossibilità di condanna, l’ignobile non viene nemmeno arrestato. Non so voi, ma se sapessi che molteplici testimoni accusano qualcuno di pedofilia, lo arresterei a prescindere, e lo terrei dentro fino a quanto tutte le prove sono passate al setaccio come si deve.

La ragione di questa scelta, di non arrestare nemmeno l’ignobile, sta nella necessità di proteggerne la reputazione, perché proprio di fronte a comportamenti del genere rilevarne l’identità significherebbe metterlo alla gogna per il resto della vita. Non so voi, ma rilevare il nome delle sfortunate ragazze che passeranno il resto della vita con la vergogna ed il trauma, e proteggere la reputazione di pederasti per evitare che siano reietti dalla società, sarà pure legale ma non mi sembra logico, tantomeno etico.

Ecco un esempio in cui logica, etica e legge non giungono alla stessa conclusione sul cosa sia giusto, sul come trattare l’accusato di un crimine, seppur ignobile. Dura lex, sed lex.

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In questo numero hanno scritto:

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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.