Presenti leader di spicco nei settori della musica, della tecnologia e dell'IA riuniti per discutere di sfide e possibili vantaggi futuri dell’intelligenza artificiale in campo musicale.
Si è ragionato sull’IA come strumento per espandere le possibilità creative sapendo però che visione, esperienza e background umani resteranno insostituibili. Questo almeno il pensiero di will.i.am, artista/produttore che ha definito l’intelligenza artificiale “una rigurgitazione dell’immaginazione”.
Punto forte del panel la riflessione su IA nella percezione degli ascoltatori: l’artista Miles Minnick ha condiviso un’esperienza personale che ha colpito il pubblico di Los Angeles: pur riconoscendo le potenzialità dell’IA ha confessato di essersi trovato a chiedersi, ascoltando un brano generato in parte da strumenti artificiali, se fosse stato realmente coinvolto emotivamente come con un brano tradizionale. Questa riflessione ha aperto un dibattito più ampio sul rapporto emotivo tra ascoltatore e musica creata con IA.
Il tema dell’etica nell’utilizzo dell’IA è stato affrontato da Prem Akkaraj CEO di Stability AI (nota azienda di intelligenza artificiale generativa) che ha sottolineato - come ormai si sente dire spesso - quanto sia fondamentale sviluppare tecnologie che supportino gli artisti in maniera equa e trasparente.
Gli intervenuti hanno tutti tenuto a rimarcare che l’IA non è un nemico da combattere, ma una tecnologia da comprendere e guidare con l’obiettivo di integrarla come partner creativo e non come concorrente.
Nel settore musica l’IA sta effettivamente dando risultati; lo ha ricordato Mark Mulligan, analista di MIDiA Research che ha aggiunto: “ciò significa che tutti nell’industria musicale devono iniziare a pensare a come coesistere con l’IA, che lo vogliano o no”.
In sintesi, il panel ha mostrato una comunità in fermento, tra ottimismo e cautela e, forse, un mix tra entusiasmo e rassegnazione fra i presenti.
