Pensieri e pensatori in libertà


Vogliamo una vita bella

Al centro della zona universitaria di Bologna si trova piazza Verdi. È la sede del teatro comunale e l’incrocio delle due parti della celeberrima via Zamboni, da nove secoli Alma mater, madre feconda di studi. 

La piazza è notoriamente anche feconda di studenti e non studenti, più o meno organizzati, che, tra spritz e scritte sui muri, esprimono varie idee e ideologie politico-sociali. Sul muro più visibile campeggia un graffito multicolore in cui è scritto in termini cubitali: “Vogliamo una vita bella”. È la firma dei gruppi anarchici, antifa e antitutto. È difficile non provare una simpatia profonda per la frase. E chi non la vorrebbe una vita bella? E quanto è giusto poterlo dire? Ovviamente il cinico dentro ciascuno pensa che lo dicono perché sono giovani. Poi cresceranno e capiranno. Ma le cose stanno proprio così? Capiranno cosa? Qui si pongono due problemi filosofici.

Il primo, che sembra dar ragione al cinico, o almeno al profondo realista, è che volere una vita bella non coincide con il diritto o la necessità di averla. E, purtroppo o per fortuna, che la vita sia bella o meno non dipende dalle sole scelte umane. La bellezza e la felicità non sono prodotti autogeni. La vita dipende anche e soprattutto da incontri casuali, da momenti imprevisti, da eventi inaspettati. Come inaspettate sono nascita e morte, nonostante i tentativi vari di programmarle entrambe. Aristotele diceva che la vita bella (e buona) dipende anche dalla fortuna (τύχη). Il cristianesimo dice della grazia. L'ermeneutica contemporanea parla di “evento”. Persino il pragmatismo americano parla del fenomeno sorprendente e del tichismo (sempre derivato dal termine greco). E ora ci sono molti studi di filosofia analitica sul caso fortunato che influisce sulla conoscenza e sulla morale (epistemic luck, moral luck). Non se ne può fare a meno: la vita non dipende né solo né principalmente da noi. Puoi volere una vita bella solo nel senso di desiderarla, di augurarsela, di attenderla, o forse di domandarla, ma poi ti deve capitare.

Il secondo aspetto filosofico, però, dà ragione agli anarchici. Se il volere non è diritto ma desiderio e domanda, il continuare a volere la vita bella è la garanzia migliore del mantenere la giovinezza, intesa come curiosità per ciò che accade, ricerca di senso, possibilità di approfondimento. Ho conosciuto e conosco persone anziane che sono più giovani dei ragazzi di piazza Verdi per interessi, desiderio di felicità, prontezza del giudizio, volontà di spendersi per gli altri e per il mondo. Al proposito, vale la pena ricordare una bella poesia di Ada Negri (1870-1945) dove tutto questo viene ben espresso nelle prime righe, come commento al titolo “Mia giovinezza”: “Non t’ho perduta. Sei rimasta, in fondo all’essere. Sei tu, ma un’altra sei: senza fronda né fior, senza il lucente riso che avevi al tempo che non torna, senza quel canto. Un’altra sei, più bella”. Non sarà una definizione, ma è un buon test della validità delle idee giovanili. Bisognerebbe appenderla in piazza Verdi.

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In questo numero hanno scritto:

Umberto Pietro Benini (Verona): salesiano, insegnante di diritto e di economia, ricercatore di verità
Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Barbara Nahmad (Milano): pittrice e docente all'Accademia di Brera. Una vera milanese di origini sefardite
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.