IL Digitale


Ribellione ai robot

Anni fa vi ho parlato di Gita, il robot che ti segue portando la spesa, e volendo torna al mercato per altre compere se proprio sei stanco, o pigro. Questo robot si incontra sempre più di frequente negli aeroporti americani, utilizzato per portare cibi e bevande a chi attende il volo al gate, e per qualche motivo bizzarro non vuol fare i due passi per andare al negozio. 

Altre aziende sono entrate nel mercato, come Starship Technologies, Serve Robotics, Kiwibot e concorrenti cinesi, tutti interessati a prendere il posto di quei milioni di ragazzi e poveracci che son costretti a pedalare come matti per portare la pizza fredda a chi non ha avuto coraggio, voglia, o modo di andare a prendersela.

In America ci sono 1.5 milioni di fattorini professionisti, ma se sommiamo chi pedala nei ritagli di tempo o per integrare un magro stipendio, siamo al doppio. La sola DoorDash paga oltre due milioni di persone, età media 47 anni ed in maggioranza uomini, per scorrazzare cibi e bevande per la città. I robot per ora sono pochi, forse 10.000 in tutto, ma lavorano 24 ore al giorno, senza pausa, e costano ancora meno dei ciclofattorini.

Ad oggi il trasporto di piatti e bevande è fatto per la maggior parte sui biciclette elettriche, motorini ed auto, e con la mancia semi-obbligatoria finisci per spendere $10 per ogni consegna. Ovvio che alla piattaforma ed al ristorante convenga abbattere questa cifra, magari a $3 a consegna, e che questo metterebbe in crisi milioni di persone.

In Cina l’adozione di questi robot da trasporto ha scatenato reazioni violente: molti video ci mostrano attacchi per rubare il cibo o anche solo per cappottare il macchinino, in modo che non possa completare la sua missione. A Chicago una petizione ha raccolto oltre tremila firme per bloccare questi robot che già si vedono scorrazzare su marciapiedi e piste ciclabili, denunciandone il rischio per pedoni, specie anziani e bambini.

Le aziende produttrici provano a mitigare l’antipatia configurando telecamere, faccine simpatiche e la capacità di parlare con chi si trovano di fronte. È chiaro che se pensi di essere ripreso e denunciato per avere danneggiato il carrettino elettronico, o se questo ti chiede permesso molto educatamente, magari non lo prendi a mazzate.

In Giappone questi robot completano il 99.8% delle loro missioni, ma quello è anche il paese dove alle elementari vai a scuola da solo e le macchine si fermano sempre per lasciar passare i pedoni. Il dato per gli USA è ancora incerto, sicuramente inferiore.

Cosa ci dice questa ribellione contro i robot? Tra tutti i mestieri, quello di pedalare, o comunque rischiare la vita nel traffico per portar da mangiare in giro per la città, è sicuramente tra i più poveri e pericolosi. Se fai quel lavoro li per campare, probabilmente non vedi molte possibilità di carriera se un robottino ti ruba il posto. Sindaci e politici cittadini sono più inclini ad ascoltare le lamentele degli elettori, che quelle del CEO con la felpa che controlla migliaia di robot dalle spiagge tropicali. E se questa protesta fosse accettata dall’opinione pubblica, se cappottare o bloccare il robot porta vivande venisse tollerato dalle forze dell’ordine, forse la protesta rispetto all’intelligenza artificiale che sostituisce i lavoratori potrebbe prendere forza. Forse.

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In questo numero hanno scritto:

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Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
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Guido Saracco: già Rettore Politecnico di Torino, professore, divulgatore, ingegnere di laurea, umanista di adozione.