Musica in parole


Pazzi per la musica nell’anno del topo

“Una scatola nera in cui le note tintinnavano come le ossa della borghesia”: questa la definizione del pianoforte, paragonato a una bara, che fu slogan durante la Rivoluzione cinese.

All’epoca il pianoforte era considerato il più pericoloso strumento occidentale, oggi invece ė l’opposto. In Cina sono ora innamorati pazzi della musica che viene dall’Occidente e la passione per la classica in questi anni non ha fatto che crescere: come detto da Lang Lang «ė diventata un fenomeno sociale. Abbiamo scoperto la sua bellezza, che prima non conoscevamo; …suonarla dà anche l'immagine di un certo status sociale» (La Stampa, 2007) .

Nella Cina del 2020 si stima che almeno 40 milioni di ragazzi suonino il piano, il che ha fatto dire al direttore d’orchestra Sir Simon Rattle in tournée in Oriente: «Se fossi un investitore, al momento metterei i miei soldi nelle fabbriche di pianoforti cinesi».
Nei grandi centri commerciali della Cina è facile trovare “cabine con piano”, minuscoli locali affittati per studio e lezioni.

Non solo pianoforte però, l’interesse cinese è per la musica in generale: i progetti non mancano perché possono contare su finanziamenti dello Stato. I concerti sono affollati di pubblico giovane e le città, comprese le piccole, hanno o cercano di avere un’orchestra, segno di prestigio. Si aprono di continuo nuove scuole di musica.

Gli studenti più dotati guardano a Ovest dove sperano di studiare; nei Conservatori italiani l’anno appena avviato segnerà un ulteriore incremento di richieste.
Oggi, nel segno del Topo prende il via il Capodanno cinese e il 2020 per Italia e Cina significa anche la celebrazione del 50º delle relazioni diplomatiche, all’insegna di cultura e turismo. Un primo assaggio simbolico al Teatro Regio di Parma - capitale italiana della cultura 2020 - dove gennaio è iniziato con la Turandot e il suo Mo Li Hua’’ (Fiori di gelsomino) noto canto folk cinese che Puccini ha incluso nell’opera.

In Cina intanto, sempre più pazzi per la musica, i progetti fioccano di continuo e l’anno del Topo è cominciato con la notizia del nuovo obiettivo di Pechino: diventare “città internazionale della musica” e “centro globale della musica cinese”. Previsto un fondo speciale per l’industria musicale collegata: le cifre stimate sono da capogiro.

L’altra news ė che il 2020 dovrebbe essere l’anno in cui Tik Tok attiverà Jukedeck, app per creare musica senza bisogno di competenze. Parole d’ordine: Intelligenza Artificiale e royalty free. Non da poco le implicazioni ma io mi fermo qui: la tecnologia del colosso cinese è materia per esperti del digitale perciò passo il testimone a Roberto Dolci che qui su Zafferano scriverà prossimamente del social network cinese e dintorni. Sarà molto interessante leggerlo.

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Zafferano

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In questo numero hanno scritto:

Angela Maria Borello (Torino): direttrice didattica scuola per l’infanzia, curiosa di bambini
Valeria De Bernardi (Torino): musicista, docente al Conservatorio, scrive di atmosfere musicali, meglio se speziate
Roberto Dolci (Boston): imprenditore digitale, follower di Seneca ed Ulisse, tifoso del Toro
Pietro Gentile (Torino): bancario, papà, giornalista, informatico
Giovanni Maddalena (Termoli): filosofo del pragmatismo, della comunicazioni, delle libertà. E, ovviamente, granata
Riccardo Ruggeri (Lugano): scrittore, editore, tifoso di Tex Willer e del Toro
Roberto Zangrandi (Bruxelles): lobbista