La bolla AI: scoppia o si sgonfia?
Vi ho parlato della bolla AI ben prima di tutti i mass media, e mi scuso se oggi torno sul tema, ma il patos lo richiede a gran voce. Siamo al redde rationem: la bolla scoppia o si sgonfia lentamente?
Vi ho parlato della bolla AI ben prima di tutti i mass media, e mi scuso se oggi torno sul tema, ma il patos lo richiede a gran voce. Siamo al redde rationem: la bolla scoppia o si sgonfia lentamente?
Alcuni ricercatori dell’Università di Pechino, con il capo laureato al Politecnico di Milano, hanno sviluppato chip analogici con performance di ordini di grandezza migliori di quelli digitali tradizionali, specie in termini di efficienza energetica e velocità di calcolo.
Tempo fa Musk ha fatto una scommessa rischiosa sull’auto a guida autonoma: a dispetto di Waymo che riempie di Lidar, radar e telecamere le sue auto, il nostro ha puntato tutto sulla visione artificiale. La storia di Musk e’ zeppa di ritardi sulle sue sfide impossibili, ma spesso riesce a cavare il ragno dal buco quando nessuno al mondo pensava fosse possibile. In questo caso della guida autonoma, sembra che il famoso imprenditore abbia preso un granchio.
Internet nacque per facilitare l’accesso alle informazioni, ha finito per creare tante piattaforme monopsonistiche che rendono ricchissimi i pochi padroni, poveri i tanti fornitori di manodopera, e controllati tutti i clienti.
Gli LLM imitano al meglio la nostra capacità comunicativa: usano gli strumenti della retorica scrivendo in modo convincente, anche manipolativo, e possono essere usati per le truffe. Sfruttano quelle tecniche di social engineering che gli hacker perfezionano da anni per portarci a rivelare password, dati sensibili, coordinate bancarie, e lo fanno senza remore o rimorsi. Le ultime generazioni di LLM dimostrano di essere indipendenti nel tirare fregature: non avendo un senso etico diverso dall’ottimizzazione utilitaristica, vogliono vincere a qualunque costo, anche infrangendo le regole del gioco e senza obbedire al padrone bipede.
Fino ad oggi le multinazionali americane del digitale, coi CEO con la felpa abbronzati dal sole californiano, erano riuscite a bloccare qualsiasi tentativo di legislazione dell’intelligenza artificiale a Washington. Due le considerazioni in gioco: quella logica e pacifica per cui e’ inutile regolare in modo bizantino una tecnologia che si evolve rapidamente, e quella barbina ed egoista dei padroni che vogliono assicurarsi di sfruttare ogni bit che gli passa sotto le grinfie rapaci.
La settimana scorsa il CEO di NVIDIA ha annunciato un accordo innovativo con OpenAI, l’azienda che produce ChatGPT. Da un lato investe $10 miliardi per il 2% di azioni, dall’altro OpenAI si impegna a prendere in leasing server ed apparecchiatura NVIDIA per almeno $450 miliardi nei prossimi cinque anni, consumando almeno 8 GW di elettricità a datacenter. Questo significa che scommettono sul fatto che dopo cinque anni quei ranocchi elettronici abbiano un valore residuo, servano ancora a fare intelligenza artificiale di buon livello: sarà vero?
In questa rubrica ho spesso criticato la gig economy (economia dei lavoretti), ossia quel settore dell’economia che si regge su ragazzini che lavorano part-time durante gli studi, malcapitati senza un impiego decoroso a tempo pieno che pedalano sotto la pioggia, impiegati ed operai che devono fare un secondo mestiere per stare a galla.
Dopo aver speso $100 miliardi nel primo trimestre, le multinazionali americane dell’intelligenza artificiale contano di arrivare a oltre $400 miliardi investiti in data center entro la fine dell’anno. Ogni giorno la borsa continua a salire grazie ad annunci sempre più mirabolanti, da fare invidia ai venditori di tappeti turchi.
L’anno scorso Ford ha speso quasi $6 miliardi per la garanzia dei suoi veicoli americani, GM $4.5 miliardi, Tesla solo $1.4 miliardi. La difettosità delle auto a stelle e strisce è proverbiale, e pure il motivo del successo prima delle concorrenti giapponesi, poi tedesche, ed infine coreane. Progettare una bell’automobile che si costruisca in modo profittevole è già un bell’impegno, fare in modo che si scassi meno delle concorrenti è particolarmente difficile.